Seconda Categoria
|Us Tirrenia, Livio Paci in panchina per l’immediato riscatto dopo la retrocessione
In rosa c’è anche l’ex bandiera del Rosignano, Dario Ercoli: 47 anni e un fisico invidiabile. Uno dei pochi rimasti è il portiere Stefanini
Tutti hanno voltato pagina. I vertici societari dell’Us Tirrenia, dopo la retrocessione in Seconda Categoria, arrivata dopo un annata da dimenticare. Lo stesso lo ha fatto il nuovo allenatore Livio Paci dopo un triennio sulla panchina della Portuale.
Mister che cosa l’ha spinta da scendere di categoria?
Non ho mai fatto un problema di categoria. Ero a Ponsacco in Eccellenza retrocessi allo spareggio e accettai la sfida di allenare gli juniores provinciali del Portuale vincendo il campionato, ripetendomi l’anno successivo quando mi fu data la conduzione della prima squadra. Sono uno che ha bisogno di stimoli per poter rendere al cento per cento, ho bisogno di persone, come credo di aver trovato qui, che hanno quella carica e quell’entusiasmo per poter ottenere qualcosa di importante. Arrivo con tanto entusiasmo mi è stata data la possibilità di costruire con loro la squadra che avevo in testa. Ho cercato di portare tutti quelli che ho avuto in passato e altri che non avevo mai avuto ma che mi sarebbe piaciuto allenare. Cercheremo di riportare il Tirrenia in due anni in Prima Categoria.
Prima non è possibile?
Vincere subito non è mai facile. Ci sono squadre molto più attrezzate di noi. La cosa più importante quando ho parlato con i vertici societari è stata quella di ricostruire un identità e un senso di appartenenza
Ha posto la prima pietra?
È una cosa che ho fatto da subito. Visto che i giocatori che ho portato sono ragazzi che giocano per la maglia e non per il loro nome. Questo è il primo passo, poi quello che riusciremo a fare vedremo. Ci aspettano 38 battaglie, considerando la Coppa. Vedremo dove arriveremo.
Si presuppone che qui ci siamo giocatori temperamentali?
Sicuramente. Giocatori di esperienza. Faccio qualche nome Stefanini, Lorenzi, Vallini, Ceccarini, Ercoli e Mencari.
Esperti ma in età avanzata?
Dovrò essere bravo a gestire loro e le loro forze. Ma ci sono anche giovani molto importanti con i quali ho condiviso il triennio al Portuale, mi riferisco a Ciandri, Annibale. Possono ricoprire molti ruoli. Ciandri è un jolly nel reparto difensivo e per Annibale vale la stesso cosa a centrocampo. Davanti ci affidiamo a ragazzi giovani come Regoli, Ferroni e al 2006 Vannini. Vedrete che questi tre attaccanti ci daranno grandi soddisfazioni
Tutti elementi che conoscono la categoria?
Alcuni di loro hanno vinto con me la Seconda Categoria, i vari Stefanini, Mencari, Lorenzi, Ercoli, Ciandri, Annibale facendo un impresa importante
Cosi spinge ad arrivare a questa migrazione in branco?
Con loro c’è anche un rapporto fuori dal campo. Non cercar di ricostruire noi puoi non scommettere su chi non conosco, ti devi affidare alle certezze
Che campionato si immagina?
Mi aspetterei un campionato tosto. C’è molta più qualità rispetto a Livorno, dove c’è un pochino di più di garra. Il girone di Pisa è più tecnico. Insieme a Giacomo Corci abbiamo cercato di allestire una squadra capace di affrontare questo girone
Quali le favorite?
In assoluto su Pisa Castelfranco e Capanne
Il vostro sistema di gioco?
Proveremo il 4-3-1-2 e in base alle esigenze il 3-5-2
Il giocatore sul quale scommette senza ombra di dubbio?
Regoli. Perché l’ho avuto da piccolo e giocava in porta. Ora fa il centravanti, tutti me ne parlano un gran bene e son curioso di vederlo. Tutti mi dicono che ha dei colpi straordinari compresi i suoi ex compagni a Capannoli. L’ho visto ai playoff e ora sono curioso di vederlo in una idea di gioco mia. Ma voglio vederlo in avanti con il partner Ferroni.
L’emblema della nuova squadra è Dario Ercoli la cui carta d’identità è scaduta. Il calcio non ha età anche quando hai 47 anni con un fisico ancora integro.
Cosa spinge un calciatore ad essere ancora in auge?
La passione per questo sport. È stancante conciliare calcio, lavoro e famiglia. Però quando sono li in mezzo al campo mi tolgo tutta la negatività di questo mondo. Riesco a scaricare tutte le tensioni giornaliere.
Un passato anche in serie D, per uno che a Rosignano è stato quasi un istituzione.
A Rosignano sono stato anche una bandiera. Oggi mi sento ancora vivo. Non voglio dare fastidio, voglio dare tanti insegnamenti a chi gioca con me. Ultimamente ho avuto tanti risultati positivi e quindi perché no.
Il calcio è cambiato, cosi come l’approccio con i giovani. Come ci si rapporta?
Se non sei una persona flessibile e positiva non puoi stare ad oggi in questo mondo. Io mi spogliavo sopra una borsa in un angolino zitto e buono. Ora entrano e pretendono di fare ciò che vogliono.
E quindi come si fa?
Il canale comunicativo è diverso. L’intelligenza del vecchio è quella di capire che ogni giocatore ha una sua password che devi saper aprire. Ognuno ha una chiave diversa. Un giovane oggi potrebbe essere mio nipote.
Qui lei ricopre un doppio ruolo
Calma. È un passo che devo ancora compiere
Quello di giocatore e vice-allenatore
L’obbiettivo a dicembre è quello di entrare nel corso di allenatori che verrà fatto a Livorno. Mi aprirebbe un’altra strada. Mi piace, sono portato. Questo è quello che mi dicono gli altri. Mi spaventa un po’ ma fa parte del gioco.
Lei ha vinto nove campionati, ci spiega cosa serve. Qualità e quantità?
“Occorre il gruppo, essere una buona squadra. Devi stare in un ambiente in crescita. Guardate che una delle mie vittorie più belle è stata quando mi sono salvato, dopo che a dicembre avevamo sette punti. Siamo riusciti a centrare la salvezza evitando i playout. Mi è successa con il nostro allenatore Paci alla guida dell’Atletico Etruria e quando ho vestito la maglia del Pomarance”
Che sensazioni ha di questo gruppo
L’approccio è stra-positivo. La squadra è buona, però ad oggi non conta niente. I nomi contano poco se sul campo non dimostriamo ciò che valgono. Il rettangolo di gioco è quelle che conta, tutto il resto è noia. Ci sono mille fattori, il gruppo, la società. Senza resilienza questi campionati non li vinci mai. Occorre anche un tocco di fortuna
L’unico superstite del campionato passato è il portiere Manuel Stefanini.
Ci dica la verità si è chiesto perché?
Sono uno che va a pelle. Qui ci sono brave persone che venivano da un annata travagliata. Parlando abbiamo cercato di arrivare al modo per far si di provare a riportare al Tirrenia nel posto che si merita. È partito dalla prima pietra con la scelta dell’allenatore. Poi piano, piano è stata trovata la quadra, costruendo la squadra passo dopo passo. Il merito è della società.
Per lei cosa ha di speciale questo ambiente?
Qui il rapporto è familiare. Il queste categorie la differenza la fa il gruppo. Qui ai vertici della società ci sono persone vere. Io sono uno che si attacca ai valori. Abbiamo capito che c’è la possibilità di fare bene. Abbiamo gettato le basi
Che impressione possiamo trarre, ad oggi
Sono felice. Questa è una squadra tosta. Ci conosciamo in tanti e se siamo quelli che siamo stati lo scorso anno si può dire la nostra. Non ho dubbi in questo. Ci si può divertire. Ci sono anche tanti giovani dei quali sono entusiasta”
Il portiere bravo è quello che parà il parabile o quello che fa i miracoli?
“l portiere bravo come il giocatore bravo deve avere continuità, tenendo il livello alto. Riesci a farlo mantenendo la fiducia. È quello che riesce a prevedere la parte dei problemi
Ovvero?
Se sei organizzato e riesci ad indirizzare una squadra poi magari effettui l’intervento. Riesci a prevenire le situazioni pericolose guidando il reparto. In sostanza il portiere bravo è quello che riesce ad avere meno situazioni pericolose disinnescando le minacce.
Il ruolo ha avuto molte evoluzioni. Ti ritiene portiere che tende a partecipare al gioco o sei maggiormente dotati negli interventi?
Sono camaleontico. Di base anche se ho trentotto anni mi sento un bimbo, questo mi permette di avere la freschezza mentale per riuscire ad assimilare il ruolo del portiere che è oggi. Ci sono arrivato per gradi ma mi sento di essere un portiere moderno. Noi anche nella passata stagione si partiva dal basso, non mi sento escluso dal gioco moderno.
Il reparto con il quale dovrai rapportarti maggiormente è la difesa. Questa come la reputi?
Mi fido ciecamente di loro. I ragazzi li conosco molto bene, se non siamo diventati ossidati e vecchi sono fiducioso. Non voglio andare oltre perche sono scaramantico. Considerate che in difesa c’è il mio fratello gemello Alessandro Stefanini. Lui viene da contesti diversi. Ha fatto 10 panchine in serie A con il Livorno, ha giocato in serie C, non è sprovveduto.
Tra voi i panni sporchi si lavano in casa?
Sì
Una retrocessione viene catalogata come un annata da dimenticare. Giacomo Corci con il fratello Pino ha sempre condotto questa società in una gestione familiare.
Da cosa ripartite?
Con la solita serietà, con la solita voglia di far bene. Il tentativo di programmare per ritornare il prima possibile In Prima Categoria, dopo sette campionati consecutivi. Siamo consapevoli degli errori che abbiamo fatto lo scorso anno, sappiamo quali sono i nostri limiti. Con anni di esperienza e con la struttura che si è rigenerata, dopo gli addii anche dolorosi ma questo era inevitabile. Si riparte con la stessa struttura che avevamo una volta
Un ritorno al passato
“Sì, i tre fratelli. Io, Pino e Gianni. La triade. Io occupo il ruolo di direttore sportivo anche se a me questo termine non piace”
Perché?
Nella nostra società non ci sono ruoli specifici. Si riparte da questo, con tanta consapevolezza degli errori che abbiamo commesso in passato
Gli errori servono per migliorare. Cosa avete capite da un annata cosi?
È una categoria diversa e per questo ci siamo organizzati. Uso un termine toscano. Dopo un’annata del genere il più pulito c’ha la rogna. Uno slogan che estendo a società, staff tecnico e gruppo squadra. Ognuno si porta dietro le sue responsabilità chi più chi meno. La colpa maggiore è sempre della società è da li che parte tutti e di errori ne abbiamo commessi veramente tanti.
La Seconda Categoria è diversa?
Filosoficamente e tecnicamente. Sono tantissimi i fattori. Anche a livello tecnico c’è un abisso e quindi ti devi calare subito. Stiamo cercando di farlo insieme all’allenatore una squadra da categoria.
E questa cosa richiede?
Occorre avere esperienza, cattiveria agonistica, Saper gestire le situazioni e anche bravura tecnica perché qualche nome qui c’è. Ragazzi che arrivano dalla prima. Ci sono tanti giovani interessanti. La squadra deve essere un giusto mix tra esperienza, gioventù e giocatori che sappiano gestire i momenti delle partite. In campionato sono 30 partite ma ogni partita ha la sua storia. A livello societario per noi cambi poco. Comunque una struttura la devi avere, gli accorgimenti ci devono essere. Continueremo ad avere un comportamento e un atteggiamento nei confronti del gruppo che abbiamo sempre tenuto.
Questo è un nuovo gruppo, non pensate che abbia bisogno di tempo per diventare squadra?
Sì. Io due o tre della passata stagione li avrei tenuti, qualcuno è andato in categorie superiori. Io sono il primo a spingerli per affrontare nuove sfide. Alcuni che avrei tenuto hanno rifiutato, con altri non ho neppure pensato a volerli confermare. È un gruppo nuovo ma relativamente. Questi ragazzi qui lo scorso anno erano in diverse realtà, in anni passati spesso hanno giocato insieme, si conoscono, a livelli di amicizia. E’ un gruppo nuovo ma rodato nelle esperienze personali. Il giusto mix è fondamentale. Se riesce a creare quell’armonia, fra società, staff tecnico e gruppo da far si che quando un ragazzo arriva volentieri all’allenamento ai già fatto il settanta per cento del lavoro. Più scendi di categoria e questo aspetto conta di più rispetto a categorie più alte. E’ un aspetto che ho detto all’allenatore e ai ragazzi. Fatta la squadra, il mio impegno sarà quello di viverla. Essere presente come società questo è l’impegno che mi spetta.
A prescindere dai momenti?
Ci sarà il momento in cui bisognerà discutere, di urlare, di arrabbiarsi. Ma questo fa parte del gioco. Alla base serve un ambiente tranquillo.
Che obbiettivi vi siete prefissati.
Vogliamo far bene. Senza limiti alla provvidenza. La squadra sulla carta c’è, poi lo deve dimostrare sul campo. Ci possono essere mille variabili, mille situazioni che possono metterti il vento in poppa o il piombo addosso. Questo non si può prevedere. Noi si fa affidamento su quella che è la nostra esperienze in quelle tre categorie in cui abbiamo partecipato. Ormai sono trent’anni e più che siamo nel calcio. Abbiamo vissuto mille situazioni, positive, negative. Vorremo cercare nel minor tempo possibile di ritornare in Prima. Si parte per fare il nostro campionato, per fare bene. Vogliamo dare il massimo, poi dove arriviamo si vedrà e quello lo deciderà il campo.
Giuseppe Corci è il massimo esponente dell’Us Tirrenia. Una continuità societaria che nel calcio di oggi sta diventando merce rara.
Per noi la gestione del circolo e la guida della società sportiva che fa capo al circolo ormai è una condizione naturale. Aggiungiamoci pure la passione ci porta ad andare avanti a cercare di fare bene.
Eravate riusciti a portare questa squadra in Prima Categoria e ora dovete fare i conti con una retrocessione.
Siamo arrivati da una buona cavalcata. Negli anni ci siamo sempre attrezzati meglio, ci siamo migliorati. Abbiamo cambiato diverse prospettive, sviluppando un progetto che ci ha visto arrivare in Prima Categoria, dove ci siamo stabilizzati per sette anni.
Poi è arrivata la crisi del settimo anno.
È stata una delusione terribile. Inspiegabile per certi versi ma molto spiegabile per altri. Io parlo per la società, non voglio star qui ad esternare altre cose. Visto che siamo sempre stati di quelli che i panni sporchi se li lavano in casa non siamo stati in grado di capire le difficoltà di questo gruppo e di prendere delle decisioni difficili che andavano prese e che in altre circostanze abbiamo preso e hanno pagato. Quest’anno ci è mancato quel cinismo che ci avrebbe permesso di cambiare alcune cose. Abbiamo lasciato un po’ correre e non siamo riusciti più a riparare. Quando arrivi da un anno fallimentare come questo il più pulito c’ha la rogna e nessuno si salva dal presidente all’ultimo dei giocatori. Abbiamo deciso di toccare il fondo, mettere il punto azzerare tutto. Tutti via e si riparte.
L’impressione è quella che siete ripartiti con grande slancio?
Sì, perché dopo la delusione subentra la domanda come ripartiamo?. Rimettendo in moto un progetto per poter ripartire da dove siamo arrivati. Non era una squadra da retrocedere e in malo modo con sole due vittorie in tutto il campionato. Abbiamo fatto 7 punti nel girone d’andata. Incredibile con il valore di questa squadra. Abbiamo analizzato tutto”
Quali obbiettivi vi siete dati?
Di fare il meglio. L’obbiettivo sarebbe quello di raggiungere la Prima Categoria il prima possibile magari anche quest’anno. C’è una buona squadra, c’è ottimismo di consapevolezza nel gruppo. Qualcuno ci dice che abbiamo fatto una buona squadra. L’importante che tutte queste considerazioni ovvero di essere belli, di essere bravi, di essere forti che ci vengono dette ogni domenica devono essere messe in campo. È in partita che bisogna dimostrare il nostro valore. Un campionato è fatto di trenta pezzettini, bisogna giocare una partita alla volta e bisogna salire di un gradino alla volta. Dobbiamo evitare facili entusiasmi. Poi arriveranno dei momenti dove trovi sempre delle difficoltà, se sai reagire e non sei partito con entusiasmi troppo esagerati riesci a riprendere in mano la situazione. Altrimenti rischi di cadere. Quando hai un eccessiva ansia e un eccessiva aspettativa bisogna stare molti attenti
Avete centrato tutti gli obbiettivi che vi eravate posti?
Sì. Perché dovevi ripartire da zero. Con un paio di ragazzi dello scorso anno, ai quali pensavamo di dare un ulteriore opportunità non abbiamo trovato l’accordo. La squadra è stata costruita in accordo con le direttive dell’allenatore. Dovremo essere a posto in tutti i reparti.
La rosa
Portieri: Manuel Stefanini, Alessandro Catastini dal Monteverdi
Difensori: Alessio Ciurli dallo Stagno, Alessandro Ciandri dal Portuale, Alessandro Stefanini dal Rosignano, Mattia Mencari dal Donoratico, Matteo Marchini periodo di inattività, Jacopo Giusti periodo di inattività, Tommaso Lepri dal Gabbro
Centrocampisti: Dario Ercoli dal Portuale, Thomas Lorenzi dal Portuale, Nicola Ceccarini dal Portuale, Leonardo Annibale dal Portuale, Tommaso Vaglini dall’Acciaiolo, Maicol Brondi dal Rosignano
Attaccanti: Christian Regoli dal Capannoli, Ezio Vannini , Alessio Sofia dal Portuale
Organigramma
Presidente: Giuseppe Corci
Vice Presidente: Gianni Corci
Allenatore: Livio Paci
Allenatore in Seconda: Dario Ercoli
Direttore sportivo: Giacomo Corci
Team Manager: Valter Lorenzoni
Fisioterapista: Casabona


