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No agli accorpamenti previsti, il governo commissaria la Regione sul dimensionamento scolastico

La decisione arriva dopo una lunga fase di stallo e infruttuose mediazioni, ben due proroghe e numerosi ricorsi

Mano tesa e poi il pugno duro: il consiglio dei ministri ha deliberato ufficialmente il commissariamento della Regione Toscana, insieme a Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna. Il provvedimento, annunciato dal ministero dell’istruzione e del merito, scatta a causa del mancato via libera ai piani di dimensionamento scolastico per l’anno 2026/2027, un adempimento cruciale che l’Italia deve rispettare per non perdere i fondi legati alle riforme del Pnrr.

La decisione del governo arriva dopo una lunga fase di stallo e infruttuose mediazioni. Alle quattro Regioni inadempienti erano già state concesse due proroghe: la prima fissata al 30 novembre e la seconda al 18 dicembre. Tuttavia, nonostante i rinvii, le amministrazioni non hanno formalizzato i piani di riorganizzazione della rete scolastica, rendendo inevitabile l’intervento sostitutivo dello Stato. Dal ministero di viale Trastevere tengono a precisare che la misura riguarda esclusivamente la riorganizzazione amministrativa (accorpamento di dirigenze) e non comporterà la chiusura fisica di plessi scolastici.

Sulla legittimità della riforma si era già espressa la giustizia amministrativa e contabile. Il ministero ha ricordato come la Corte Costituzionale si sia pronunciata tre volte a favore dell’operato governativo, così come hanno fatto il Tar, con tre sentenze, e il Consiglio di Stato con sei diverse pronunce, respingendo sistematicamente i ricorsi presentati proprio dalle Regioni oggi commissariate.

Il ministro Giuseppe Valditara ha difeso la scelta parlando di un “provvedimento necessario” per onorare gli impegni presi con l’Unione Europea. “L’azione del governo — ha dichiarato Valditara — è stata orientata alla leale collaborazione, ma l’obiettivo prioritario resta tutelare la continuità dell’attività scolastica e garantire il regolare avvio del prossimo anno”. Il rischio, in caso di ulteriore inerzia, sarebbe stato il congelamento delle risorse già erogate da Bruxelles, mettendo a repentaglio i progetti di ammodernamento delle scuole italiane.

Per la Regione Toscana, su delega del presidente Giani, ha partecipato ed è intervenuta spiegando le ragioni che avevano portato a sospendere il dimensionamento, l’assessora con delega all’istruzione, Alessandra Nardini.

“Fin dall’inizio di questa vicenda nel 2023, abbiamo sempre ribadito un concetto chiaro: sulla scuola pubblica non si taglia ma si investe. Lo abbiamo sostenuto in ogni passaggio in Conferenza delle Regioni e presentando vari ricorsi in questi anni contro la logica degli accorpamenti degli istituti scolastici – spiegano il presidente della Regione, Eugenio Giani e l’assessora regionale all’istruzione, Alessandra Nardini – Pur contestando la norma, quest’anno avevamo provveduto a dimensionare secondo le indicazioni del Ministero, ma abbiamo ritenuto doveroso sospendere gli accorpamenti in attesa dell’esito del ricorso straordinario che abbiamo presentato al Presidente della Repubblica. Il governo invece con la scelta di oggi decide di andare avanti e di non accogliere neppure la nostra richiesta di rivedere almeno i numeri dei tagli che sono sbagliati perché non si basano sulla reale popolazione studentesca ma su una sottostima del numero di studentesse e studenti toscani”.

La Regione Toscana infatti, come già affermato anche precedentemente, ribadisce che basando il conteggio degli accorpamenti sui numeri reali di studentesse e studenti, e non sulle stime, si passerebbe dai 16 imposti quest’anno dal governo ad 8, dimezzando il numero dei tagli.
La decisione governativa si basa su uno scostamento di circa 8mila studentesse e studenti tra quanto stimato dal ministero e quanto attestato dall’Ufficio scolastico regionale della Toscana: 428679 studentesse e studenti contro 436671 iscritte e iscritti reali.

Presidente e assessora hanno anche sottolineato il confronto che in questi mesi c’è stato con enti locali e sindacati.

“A nostro avviso il governo avrebbe dovuto – questo il parere di Giani e Nardini – attendere il pronunciamento del Presidente della Repubblica in merito alla questione. Invece ha voluto procedere d’imperio con una decisione che continuiamo a ritenere profondamente sbagliata, dettata soltanto dalla volontà di tagliare a tutti i costi e non adeguata alla realtà scolastica della nostra Regione, che aveva già visto in passato un corretto dimensionamento con la creazione di istituti comprensivi in un’ottica di continuità verticale. Adesso questi tagli rischiano di avere ripercussioni negative dal punto di vista sia didattico che occupazionale”.

Il numero delle istituzioni scolastiche autonome attualmente presenti in Toscana è di 466 ma con gli accorpamenti diventerebbero 450. Sono infatti previsti 4 accorpamenti nella provincia di Lucca, 3 in quelle di Massa Carrara e di Pistoia, 2 per la Città Metropolitana di Firenze e altrettante per la Provincia di Grosseto e per la Provincia di Siena.

“Parlare di tagli da 5 miliardi alla scuola è una falsità clamorosa. Il dimensionamento scolastico è un impegno previsto dal Pnrr, sottoscritto da un ministro del Partito Democratico, non certo da questo governo. Nessuna scuola chiuderà, nessuna classe verrà tagliata e il ministro Valditara ha ribadito l’impegno a garantire le stesse risorse Ata in tutti gli istituti. Il commissariamento delle Regioni inadempienti è una scelta necessaria per rispettare gli impegni Pnrr e assicurare il regolare avvio dell’anno scolastico, come chiaramente spiegato dal ministro dell’istruzione e del merito”. Così il deputato toscano della Lega, Andrea Barabotti.
“La Cgil, che ha perso da tempo ogni legittimità sindacale – conclude Barabotti – si distingue ormai solo per la sistematica mistificazione della realtà e per la difesa ideologica di regimi sanguinari come quello di Nicolás Maduro. Invece di tutelare studenti e docenti, da anni fa propaganda per il comunismo internazionale attaccando chi difende l’interesse nazionale. Questa non è difesa della scuola: è militanza ideologica mascherata da sindacato, sostenuta dalla sinistra italiana”.
“Il commissariamento di Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna è grave – dice la sindaca di Firenze, Sara Funaro – Sosteniamo i ricorsi delle quattro Regioni, perché tagliare la scuola vuol dire colpire la crescita del Paese. Non tenere conto dei bisogni del sistema scolastico, della specificità dei territori e della storicità delle scuole è un segnale negativo da parte di questo governo che impone scelte dall’alto senza guardare al lavoro virtuoso portato avanti dalle Regioni,dalle province e dalle Città metropolitane come la nostra. Non si può agire guardando solo ai numeri, l’istruzione necessita di un’attenzione maggiore e di una maggiore sensibilità. Noi andremo avanti con il ricorso ad adiuvandum nell’interesse dei nostri ragazzi, delle nostre scuole e del nostro territorio per un’istruzione di qualità”.