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La Regione Toscana riforma lo statuto, ora c’è un sottosegretario

Contraria solo Italia Viva, mentre il M5s esce dall'aula e si assenta

La proposta di legge di modifica dello statuto della Regione Toscana e l’emendamento del presidente della giunta Eugenio Giani si apre senza l’illustrazione dell’atto. L’assessore Stefano Ciuoffo, presente alla seduta, sceglie di non presentare il testo e il dibattito si apre non senza alcune critiche della minoranza che hanno chiesto rispetto per il Consiglio o il rinvio della discussione vista l’assenza giustificata del governatore impegnato a Bruxelles.

Al termine del lungo dibattito che da regolamento vigente, come spiegato dal presidente dell’assemblea legislativa Antonio Mazzeo che pure si era offerto di leggere il testo della proposta di legge, può avvenire senza illustrazione, l’aula ha approvato l’atto con 30 voti a favore (Pd, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia), un voto contrario (Italia Viva) e la no partecipazione al voto del M5s.

Approvato anche un ordine del giorno proposto da Pd, Fratelli d’Italia e Lega per normare i trattamenti economici affinchè non derivino oneri aggiuntivi a carico del bilancio regionale.

Ai sensi del regolamento interno dell’assemblea legislativa, la proposta di legge di revisione statutaria è stata adottata in prima deliberazione.
L’atto tornerà al voto dell’ula in seconda deliberazione trascorsi due mesi dall’approvazione in prima lettura, così come previsto dall’articolo 123 della Costituzione.

Lo statuto della Regione Toscana viene ridisegnato e prevede l’allargamento a sette membri dell’ufficio di presidenza del consiglio regionale (fino ad oggi cinque) e l’istituzione di un sottosegretario alla presidenza della giunta, scelto tra il novero dei consiglieri regionali.

Il primo a “provare ad essere serio “e a prendere la parola in sede di dibattito è stato Diego Petrucci (Fratelli d’Italia):

“Probabilmente questa è la pagina più imbarazzante dall’inizio di legislatura. Quella che potremmo chiamare la prima vera, e ad oggi unica riforma Giani, avviene in sua contumacia. Penso – ha detto – che questo consiglio stia mancando di rispetto verso il presidente lavorando e discutendo in sua assenza”.

A detta del consigliere “nessuno ha il coraggio di mettere il cappello sopra questa riforma esponendo tutto il consiglio e tutti i gruppi a vicende che si sarebbe potuto affrontare con spirito bipartisan, equilibrio ed evitando fughe più o meno demagogiche”.  Petrucci ha continuato invocando chiarezza: “il dibattito che si legge oggi nei giornali oggi parla di una riforma che aumenta spesa pubblica e poltrone a vantaggio dei politici”,  e questa lettura, a suo dire, “arriva sui giornali non per voce della minoranza ma per fughe in avanti dovute a dissidi interni dello stesso Pd”. Riconoscendo al presidente della commissioneaAffari istituzionali Giacomo Bugliani (Pd) “coraggio e responsabilità”, Petrucci ha ricordato che la proposta di legge “non è stata portata avanti in prima Commissione per scelta politica e di merito, perché Bugliani si è rifiutato. Se a questo ci aggiungiamo che Giani è assente e che non c’è un assessore che la legge, il consiglio difficilmente potrà votarla”. 

Critico il vicepresidente del consiglio regionale Stefano Scaramelli (Italia Viva): “Il percorso di oggi è anomalo come anomalo è il fatto che l’iscrizione ai lavori d’aula della proposta di legge sia stata chiesta da un consigliere di minoranza”. Scaramelli ha ribadito contrarietà al testo non tanto nel merito quanto nel riferimento alle regole di ingaggio e degli impegni assunti con i cittadini della Toscana che “erano chiari”. “La nostra Regione  ha un’organizzazione presidenziale, c’è una separazione netta di poteri tra funzioni di governo e funzioni di indirizzo. Oggi si propongono uno o due sottosegretari senza distinzione netta di ruolo – ha chiarito aggiungendo anche l’assenza del principio della parità di genere – Avessimo avuto la possibilità di affrontare le questioni di merito in commissione, come abbiamo chiesto più volte, avremmo approfondito e allargato il confronto anche su altri punti ma non si è voluto far”. Il vicepresidente ha chiarito che la contrarietà non è riferita al fatto che il presidente Giani sia coadiuvato nelle funzioni e ha anche avvisato del pericolo di “rincorrere le sirene dell’antipolitica: “il nostro è un ruolo nobile. Non si scelgono le persone perché non costano ma per la loro qualità. Si abbia il coraggio di assumersi questa responsabilità ed è proprio per questo che chiediamo la distinzione dei ruoli”. “Il tema – ha spiegato – è se servono non il loro costo. Rischiamo di cambiare lo statuto spaccando l’aula con emendamenti depositati pochi minuti fa. Se avessimo affrontato la discussione nel merito, avremmo trovato una sintesi ampia”.

“A nessuno è sfuggito che l’ora e mezzo di ritardo per l’inizio dei lavori è dovuto alla dissonanza di vedute tra i gruppi –  ha dichiarato la capogruppo del Movimento 5 stelle Irene Galletti -. A memoria non ricordo che una proposta di modifica statutaria sia mai arrivata in aula senza il passaggio in commissione”. “Il primo vulnus era lì quindi –  ha spiegato manifestando stima al presidente Bugliani -. La genesi di questa legge viene da lontano e al presidente Giani avrei voluto chiedere necessità e funzione della figura del sottosegretario, avrei dovuto dibattere con lui non con i comunicati stampa –  ha continuato osservando che i costi della politica sono un ulteriore carico che indigna i cittadini. A loro dobbiamo avere il coraggio di dire che si sono impegnati mesi per istituire due figure ma non a risolvere problemi. Per un sistema di posizionamenti politici si sta trascorrendo tempo a discutere su questo tralasciando altri gravi problemi. Capisco Ciuoffo che non la vuole presentare, ringrazio Mazzeo che si è offerto di leggerla ma non è questo di cui abbiamo bisogno. Il Movimento 5 stelle non resterà in Aula e chi la voterà la farà propria e se ne assumerà anche la responsabilità. Noi non ci mettiamo la faccia”.

“Condivido le censure dei colleghi sul provvedimento. Il messaggio che oggi esce è che noi decidiamo di aumentare in qualche modo le poltrone. Le difficoltà della maggioranza e della giunta sono evidenti e lo vedo nell’imbarazzo dell’assessore Ciuoffo – ha dichiarato Elisa Tozzi (Lega). A suo dire la “mancanza di un passaggio in commissione è un vulnus purtroppo evidente, l’ennesimo atto di arroganza di una giunta che pensa di propinare al consiglio e alle commissioni qualsiasi cosa”. Citando il regolamento Tozzi ricorda che sarebbe previsto anche il parere istituzionale: “C’è quindi un passaggio necessario che rende non votabile la proposta”. Entrando poi nel merito del testo “si capisce – ha osservato – che questa figura sarebbe giustificata anche dalle contingenze dell’emergenza sanitaria che in verità stiamo cercando di superare. Possiamo votare tutte le risoluzioni del mondo e fare mozioni di sostegno ai lavoratori ma poi la politica deve essere coerente. Abbiamo dimostrato un grande segno di responsabilità approvando all’unanimità l’atto sulla Gkn, oggi torniamo indietro. Concentriamoci sui cittadini e a dar loro risposte che oggi a sufficienza non abbiamo dato”.

“Stiamo discutendo una proposta di legge inviata dalla giunta, corredata da un emendamento, non discussa in commissione e che è approdata in Aula sulla base di una richiesta, ai sensi dello statuto, di un capogruppo di minoranza. Mi chiedo come è possibile che ci si scandalizzi – ha dichiarato il capogruppo Pd Vincenzo Ceccarelli -. E’ difficile parlare della proposta senza toccare gli emendamenti perché non può essere scissa dall’approdo al quale vogliamo arrivare e che avevo capito fosse largamente condiviso. Ho sentito dichiarazioni veramente singolari che mi fanno pensare come in politica possa davvero apparire di tutto. I costi della politica sembra che se non scomparsi sono attenuati. Discutere di questa proposta senza il presidente è una mancanza di rispetto, ma il poco rispetto è da parte di chi la vuole ostacolare anche nel momento in cui abbiamo trovato le formule per evitare aumento dei costi almeno dal punto di vista delle indennità –  ha chiarito Ceccarelli riferendosi a quanto dichiarato dal vicepresidente Scaramelli “componente di questa maggioranza”. Poi ha ricordato: “quando è stato approvato il programma di governo, e votato presidente e vicepresidenti del Consiglio, nel capitolo potenziamento del presidio politico si prevedevano modifiche statutarie per nove assessori e sottosegretario. Questo programma è stato votato da tutta la maggioranza”. Il capogruppo ha poi spiegato ratio e contenuti dell’emendamento presentato per evitare aumento dei costi e un “atto di indirizzo che impegna noi stessi consiglieri a determinare, in tempi rapidi, il trattamento di sottosegretario e dei due nuovi questori previsti in aumento dell’Up così come avvenuto con i presidenti delle nuove commissioni istituite in questa legislatura”. “Credo sia da rigettare – ha osservato – la proposta della forzatura istituzionale. Non sono avvezzo a subire interdizioni per cui non si può andare avanti per giochetti strani. Io so che nell’ambito della Conferenza programmazione lavori se non sono previsti aumenti di costi si sarebbe trovato un accordo vasto e nel rispetto di questo siamo disponibili a continuare su questa direzione. Abbandoniamo però ogni tatticismo politico”.

“Quando si fanno gli accordi non si può giocare approfittando dei ruoli. Non ritengo corretto, da un punto di vista istituzionale, che la proposta non venga discussa in Commissione perché il presidente non è d’accordo e invito Mazzeo a vigilare sui lavori delle Commissioni – ha detto Alessandro Capecchi (Fratelli d’Italia) – Quella legge nasconde un problema politico enorme. Giocare sui rapporti di forza interni alla maggioranza scarica su tutti noi un compito estremamente difficile”. “Nella gestione di questo consiglio c’è qualcosa che non torna e che mi lascia perplesso  – ha dichiarato ancora in riferimento al parere di legittimità chiesto e “in distribuzione” al momento del dibattito perché richiesto dal presidente Mazzeo: “A norma di regolamento paradossalmente non è necessario su un atto che non passa dalla vommissione”.  Capecchi ha infine evidenziato che sulle modifiche dello statuto si dovrebbe attivare la “partecipazione del consiglio delle autonomie locali, ma questo non è stato minimamente coinvolto”.

Nel corso del dibattito, il presidente del consiglio regionale, Antonio Mazzeo, ha fornito alcuni chiarimenti in relazione alle affermazioni del capogruppo di Italia viva, Stefano Scaramelli. “Il regolamento è chiaro, dice che un capogruppo o un proponente, se sono passati novanta giorni, più eventualmente un altro mese, possono presentare la proposta di legge e questa deve essere portata in Aula. Non sono previsti passaggi in ufficio di presidenza, non ci sono scelte da compiere”. “La richiesta del collega Stella è di due mesi fa, è stato richiesto di non portarla subito in Aula e spostarla più avanti nel tempo, e più volte, perché c’erano temi più importanti da trattare.  In ultimo – spiega ancora il presidente dell’assemblea – ho fatto una scelta di tutela dei colleghi consiglieri: non è previsto dal regolamento, ma ho chiesto agli uffici un parere di legittimità per consentire a tutti di esprimere liberamente la propria valutazione politica corredata dagli atti tecnici. Ho ricevuto il parere pochi minuti fa ed è in distribuzione ai consiglieri. Credo che l’iter sia corretto e vi chiedo di riconoscerlo. Poi c’è il collegio di garanzia che valuterà se i percorsi sono corretti oppure no”.
 
Dopo aver ringraziato tutti l capogruppo a partire da quello del Partito democratico, Vincenzo Ceccarelli, “che in tutti questi mesi hanno lavorato insieme alla ricerca di una proposta che ottenesse la più grande condivisione”, Marco Stella (Forza Italia) entra nel merito del confronto: “Spesso ciò che conviene fa dimenticare ciò che è giusto – attacca –. Credo che qualcuno in quest’aula l’abbia dimenticato. Ho chiesto l’iscrizione di questa proposta di legge, perché non reputo giusto che un presidente di commissione possa bloccare i lavori di quest’aula”. Il bersaglio polemico è il presidente della prima commissione, Giacomo Bugliani (Pd). “Credo che abbia sbagliato – dice rivolto a Bugliani –, perché non ci ha dato la possibilità di esprimerci. Un presidente di commissione non può scegliere sulla base della propria discrezionalità e in base al proprio collegio di riferimento. Il tema vero di oggi – prosegue Stella – è Bugliani e la sua conduzione della commissione: per questo scriverò all’ifficio di presidenza. Qui nessuno può portar via il pallone, si gioca con le regole della democrazia”. “La proposta che va ora all’esame del consiglio regionale –  precisa Stella – è ben diversa da quella originaria, abbiamo cercato di migliorarla: è a costo zero. Eravamo e restiamo contrari rispetto al nono assessore, pensiamo che un sottosegretario interno alla presidenza della Regione e un allargamento dell’Ufficio di presidenza del consiglio regionale possa offrire un modello organizzativo più funzionale. Non c’è un euro in più dei cittadini speso per la politica”.
 
“Dibattito salutare, confronto necessario –  dichiara la consigliera Cristina Giachi (Pd) -. Molte delle cose che ho sentito hanno senso, ma le conseguenze che se ne traggono non sono condivisibili. Qui si tratta delle regole di questa assemblea. Queste consentono a un presidente di commissione di non procedere con un atto sul quale non pensa di poter apporre il suo convincimento. Consentono a un capogruppo di portare alla discussione dell’aula un atto che fosse rimasto accantonato”. “La materia politica è incandescente – sostiene la presidente della commissione cultura, ma non deve portare a confondere l’asprezza delle posizioni con la legittimità degli atti. Ci troviamo in una assemblea legislativa, l’iter particolare non significa che siamo in presenza di una anomalia. Le forze politiche hanno lavorato e oggi siamo qui a discutere: è così che le cose devono andare. Proporremo emendamenti, facciamo il lavoro che siamo chiamati a svolgere alla ricerca della migliore soluzione”.
 
Il presidente della commissione affari istituzionali, Giacomo Bugliani (Pd) sceglie di “non intervenire per fatto personale, pur avendone gli argomenti. Ho l’intelligenza di capire che solo attraverso la delegittimazione di un presidente di commissione, l’avocazione all’aula di questa proposta di legge statutaria può acquisire legittimazione, postuma”. Il presidente si dice “deluso da alcune parole” sentite in aula: “aspetti personali molto pesanti e inaccettabili”. Spiega la sua condotta su questo specifico atto: “Questa proposta di legge statutaria nasce da una vicenda storica ben determinata, che solo accidentalmente mi ha visto sfortunato protagonista. Aveva una sua ragion d’essere nel novembre 2020, quando è stata votata in una seduta di giunta alla quale ho partecipato nella fantomatica veste di consigliere delegato. Figura non prevista dall’ordinamento regionale, tant’è che quando ho avuto la conferma dell’inesistenza giuridica del ruolo che a mia insaputa mi fu assegnato in quest’aula, smisi di partecipare alle sedute di Giunta”. “I membri della prima commissione – dice ancora Bugliani – sanno bene che questa proposta di legge è arrivata più volte in commissione ed è stata finanche illustrata. Tutte le volte è saltata, finché non sono passati i tre mesi, o meglio, finché al sottoscritto non è stato evidente che non c’erano le condizioni politiche per portare avanti quel testo. Dopo tre mesi la legge non è più nelle esclusive mani del presidente della commissione. Finché è stata nelle mie esclusive mani, non c’erano neanche lontanamente le condizioni politiche perché si portasse avanti questo procedimento legislativo”. “Non c’erano nemmeno dopoassicura Bugliani, “come sa il presidente del Consiglio regionale, con il quale mi sono confrontato più volte: questa proposta di legge avrebbe dovuto essere considerata morta, il suo percorso era finito”.
“Alla vigilia dell’avocazione all’Aula di questa proposta di legge – afferma Bugliani – mi è stato detto che o questa legge veniva destrutturata, cambiata nel giro di pochi giorni, altrimenti sarebbe stata discussa in Aula. Questa è la verità. Ho capito che non intendevo mettere la faccia dal punto di vista politico su un’operazione che non era più nelle mani esclusive del presidente di commissione”. Si tratta di “un’espressione di libertà personale”.
 
Bugliani annuncia la decisione di non partecipare al voto: “Sono contrario a questo provvedimento da quasi un anno, da quando ho capito che portava a esiti infausti, non tanto per me ma per questa assemblea legislativa. Faccio parte di una maggioranza e di un partito che non ho mai rinnegato e continuerò a lottare all’interno perché le cose siano diverse. Rivendico la dignità della mia libertà”. Il ruolo di presidente di commissione, assicura Bugliani, “lo interpreto e lo interpreterò fino alla fine, a costo di essere messo in discussione, come un ruolo politico. Non un ruolo notarile o di passacarte. Pretendo di poter svolgere un’analisi di tipo politico rispetto a ciò che metto all’ordine del giorno”. A conclusione dell’intervento di Bugliani, il presidente Mazzeo conferma “il percorso fatto” e i tentativi di portare “più volte” l’atto in commissione. “Il presidente Bugliani può confermare che sono stato io a chiamarlo il giorno precedente la conferenza dei capigruppo, per comunicargli personalmente che c’erano le condizioni politiche per una larga maggioranza attorno a una proposta”.
 
“Discussione surreale, l’opposizione assume un ruolo quasi marginale”, dice la capogruppo della Lega, Elisa Montemagni. “Abbiamo assistito un po’ a tutto, il presidente Giani che dice ai suoi assessori di non illustrare il provvedimento in Aula e forse vuol dire che così modificata la legge non gli piace più tanto”. Poi c’è la posizione del presidente della prima commissione: “Le sue affermazioni mi fanno parecchio paura. Se il presidente di commissione può decidere se iscrivere o meno una proposta di legge si apre anche una questione a tutela delle opposizioni e delle proposte che provengono dalle minoranze. La vita di una proposta di legge la devono decidere i proponenti. Spero che gli altri presidenti di commissione prendano le distanze e al presidente del Consiglio faccio un appello per un controllo sulle commissioni”. Nel merito del provvedimento: “Abbiamo lavorato tutti per arrivare a una soluzione interna a costo zero, non avremmo votato mai il nono assessore e i due sottosegretari esterni”.
 
“Ho ascoltato attentamente questo lungo dibattito e posso affermare che il mio gruppo non cambia idea in corso d’opera, anzi mi piace ribadire che il sottosegretario che dovremo andare a votare non è a supporto di Eugenio Giani, ma del Governatore della Toscana”. Così ha esordito Francesco Torselli (FdI), sottolineando di essere a favore di una proposta di legge a costo zero, che arriva in Aula dopo che un consigliere sui giornali ha fatto appello a non votare per limitare proprio i costi della politica e, dopo che il vicepresidente del Consiglio ha parlato di “percorso anomalo”. “È surreale che oggi non sia con noi il presidente della Giunta, che aveva proposto un sottosegretario a 7mila euro al mese e il Partito che lo rappresenta ha presentato un emendamento per arrivare a costo zero – ha continuato il consigliere –. Noi siamo sempre stati e saremo sempre coerenti col nostro pensiero: Giani, se l’operazione è a costo zero può fare tutti i sottosegretari che vuole”. “Mi auguro che andremo ad approvare una legge così – ha concluso Torselli – ma non accetto la morale né da chi era disposto a votare quella legge con il nono assessore e neppure da un partito, la cui segreteria a Palazzo Vecchio è costata ai cittadini di Firenze 10 euro al minuto”.
 
In conclusione del dibattito, prima di passare alla votazione degli emendamenti, il vicepresidente Stefano Scaramelli (Iv) ha proposto di rinviare il testo in commissione, “per avvicinare ancora di più le posizioni”. Dopo un breve confronto tra il presidente Antonio Mazzeo e i capigruppo, invece, l’Aula ha iniziato le operazioni di voto. Analogamente, respinta anche la pregiudiziale della consigliera Irene Galletti (M5S) per votare la proposta di legge al prossimo Consiglio regionale, alla presenza di Eugenio Giani. Da qui la decisione, per il M5S, di non partecipare alla votazione.
 
Gli emendamenti del Partito democratico, illustrati dal presidente Vincenzo Ceccarelli, hanno avuto esito positivo e, in particolare, l’ordine del giorno sull’invarianza dei costi, sottoscritto anche da Francesco Torselli (FdI) ed Elisa Montemagni (Lega). Gli altri emendamenti riguardano rispettivamente l’aumento a sette dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale, con due nuove figure con funzioni di questore, e la previsione di un sottosegretario alla Presidenza della Giunta, uno solo e non due come proposto da un emendamento dell’esecutivo, illustrato in aula dall’assessore Stefano Ciuoffo. L’aula di palazzo del Pegaso ha anche bocciato gli emendamenti di Italia Viva, illustrati dal vicepresidente Stefano Scaramelli, compreso quello sulla rappresentanza di genere in Statuto. “C’è già una legge nazionale che tutela la rappresentanza – ha ricordato Ceccarelli – se votassimo tale emendamento dovremo andare anche a modificare la composizione dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale”.

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