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Giorno della memoria, celebrata la seduta solenne in consiglio regionale

Lectio magistralis di Michele Sarfattim considerato uno dei maggiori esperti delle leggi razziali e della storia degli ebrei nel ‘900

Il consiglio regionale della Toscana ha celebrato questa mattina (26 gennaio), con una seduta solenne, il Giorno della memoria.

In aula il vicepresidente del Consiglio Stefano Scaramelli ha aperto i lavori. “Oggi ricordiamo la più grande tragedia, il più grande crimine contro l’umanità, la Shoah – ha spiegato – Se ancora la comprensione dei fatti, delle leggi antiebraiche, dell’olocausto restano difficili se non impossibili da comprendere, come diceva Primo Levi, conoscere è necessario”. Come necessario è non tacere, ha voluto sottolineare, quanto avvenuto a Campiglia Marittima, in provincia di Livorno, dove due adolescenti di 15 anni hanno insultato un ragazzino di 12 anni con epiteti razzisti inneggiando ai forni crematori e alla Shoah e poi, dopo avergli gridato di stare zitto perché era solo “uno sporco ebreo”, l’hanno aggredito con sputi, pugni e calci. “Il ragazzino ha avuto il coraggio di denunciare – ha proseguito Scaramelli -. È intollerabile, ingiustificabile, scioccante, registrare ancora una volta episodi di persecuzione antiebraica. È dovere del Consiglio regionale della Toscana denunciare quanto accaduto, stare al fianco del ragazzo che ha subito l’oltraggio, e, qualora possibile, costituirsi parte civile nell’eventuale procedimento penale. La Toscana è terra di diritti, di tolleranza, di solidarietà, di accoglienza, di civiltà”.

Il presidente del consiglio regionale Antonio Mazzeo, a Roma assieme al presidente della giunta regionale Eugenio Giani e al portavoce dell’opposizione Marco Landi per eleggere il nuovo presidente della Repubblica, è intervenuto da remoto, ricordando anch’egli l’episodio di Campiglia Marittima. “Episodi come questo ci dicono – ha sottolineato Mazzeo – che ci sono messaggi sbagliati e deviati che ancora oggi serpeggiano nella nostra società. E se questo accade in Toscana, che da sempre è terra di diritti e di civiltà, significa che è un problema che non possiamo nascondere o sottovalutare”. “Ecco – ha proseguito – dove sta l’importanza della Giornata della memoria e della memoria in generale. Quando abbiamo deciso di dedicare la Festa della Toscana al contrasto dei linguaggi d’odio, lo abbiamo fatto per aggiungere un pezzettino ulteriore alla coscienza e alla consapevolezza collettiva, a partire da quella dei ragazzi più giovani. Ecco perché abbiamo deciso di investire tanto nei progetti di educazione civica. Sono semi che dobbiamo gettare tra le ragazze e i ragazzi, dando loro gli strumenti perché possano germogliare nel nome dei diritti e del rispetto della dignità delle persone”.

Mazzeo ha raccontato di aver incontrato Liliana Segre in occasione della prima votazione. “Mi ha detto una frase che mi ha colpito: ‘Io vi ringrazio perché tutti mi volete così bene, ma allora perché devo avere la scorta’?”. È una domanda che dobbiamo porci tutti, ha proseguito il presidente, e “purtroppo dobbiamo avere il coraggio di non nasconderci e di dire chiaramente che c’è una parte di società, che credo fortunatamente essere largamente minoritaria, che oggi discrimina il diverso, il disabile, il migrante, le donne”. “In tutto questo sta lo straordinario e ancora attuale valore del Giorno della memoria – ha concluso -. Mai come oggi abbiamo l’urgenza di non dimenticare ciò che è stato, di ‘commemorare’ ovvero condividere una comune memoria. Contro i fascismi di ieri e di oggi, contro l’intolleranza e il razzismo, siamo tutti chiamati ad un forte impegno culturale, educativo ed istituzionale e per questa ragione spero che, non appena la situazione epidemiologica sarà migliorata, potremo andare nelle scuole a raccontare le storie dei Giusti e, magari il prossimo anno, far ripartire il Treno della memoria alla volta di Auschwitz e Birkenau”.

La parola è passata poi allo storico Michele Sarfatti, nato a Firenze nel 1952 (la sua famiglia riparò in Inghilterra durante la persecuzione e poi rientrò in Italia), considerato uno dei maggiori esperti delle leggi razziali e della storia degli ebrei nel ‘900, insignito del Pegaso della Regione. Sarfatti ha aperto il suo intervento con una precisazione: “Gli ebrei non sono morti nei forni crematori – ha detto – Gli ebrei sono morti o nelle camere a gas oppure fucilati nelle foreste dell’Europa orientale. I corpi degli uccisi nelle camere a gas sono stati poi portati nei forni crematori come forma di smaltimento di rifiuti e per garantire l’igiene al personale non ebraico. Un sistema pensato per risolvere l’enorme problema di come uccidere e liberarsi dei corpi di milioni di persone. E dunque dobbiamo sottolineare che la Shoah è stata non un male assoluto, ma un male umano, creato dagli uomini”. Purtroppo, ha proseguito il professore, questo nelle scuole spesso non si sa. “Nelle scuole si studia poco la storia, la storia del ‘900 è stata esclusa dallo studio nelle scuole primarie, e rimangono solo le fonti poche attendibili di Internet”. Secondo Sarfatti, invece, “l’insegnamento della storia recente è uno dei migliori vaccini contro l’antisemitismo e contro il razzismo in generale. Ci vuole uno sforzo collettivo per estirparli, o almeno per ridurli ai i minimi termini”. Anch’egli si è soffermato sull’episodio dell’attacco antisemita in provincia di Livorno. “Un ragazzo ha diritto di non sentirsi dire queste cose, è un diritto che va difeso”. Con una lunga e accurata ricostruzione di quanto accaduto in Europa e in Italia a seguito dell’emanazione delle leggi razziali, lo storico ha voluto evidenziare un concetto: “L’input veniva dall’alto, ma la società nel suo complesso approvò, molti studenti acclamarono. La Repubblica sociale collaborò fattivamente allo sterminio degli ebrei. Dobbiamo ricordarlo, dobbiamo ricordare i giusti ma anche gli ingiusti. Questo aiuta a identificare, a comprendere come è andata veramente”.

A concludere la seduta solenne del Consiglio regionale in occasione della Giornata della memoria, l’intervento del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. 

Il presidente ribadisce che “la Toscana deve offrire una ferma risposta all’episodio avvenuto a Campiglia Marittima, un evento che ci dà il senso di quanto sia importante la diffusione della cultura della memoria, elemento fondante dei valori sui quali la nostra regione ha sempre ispirato il suo profilo di tolleranza, di libertà, di rispetto del pensiero e della vita di ogni uomo e donna”.

“Ciò che è avvenuto a Campiglia – continua Giani – richiederà atti concreti per sgombrare ogni dubbio su quanto ci impegniamo e facciamo sul piano della cultura della memoria, soprattutto verso i giovani”. Il presidente ha espresso solidarietà e partecipazione a quel bambino vittima degli insulti antisemiti e alla sua famiglia.

Il presidente Giani ha ricordato la tragedia di quei sei milioni di persone uccise ma “in generale – ha aggiunto – accanto agli ebrei vi erano gli omosessuali, i dissenzienti politici, vi era il senso di un rapporto con l’altro che portava alla distruzione nella difformità delle idee”. E poi, “nazismo, fascismo, ideologie totalitarie che fecero da cemento per l’alleanza militare che portò alla seconda guerra mondiale;  deve far riflettere che la seconda guerra mondiale significò 47milioni di persone uccise, il punto più basso di caduta della civiltà umana”.

Dall’omicidio di Giacomo Matteotti si capiva come l’intolleranza e la mancanza di rispetto delle idee altrui diventava un elemento di distruzione che poi fu distruzione di massa con i campi di sterminio. Quindi, – aggiunge Giani – fin dall’inizio dobbiamo prevenire tutto ciò che ci riporta a quel clima perché anche oggi possiamo finire nel baratro e quando ci si arriva non si è più in grado di risalire la china, ecco perché ritengo fondamentale la cultura della memoria e non dimenticare”. “E questo – evidenzia Giani – è il senso degli ingenti finanziamenti nell’edificio in viale Europa a Firenze, per il memoriale, da gestire al meglio perché è un insieme di testimonianze efficaci”.

L’impegno per il superamento di ogni forma di discriminazione nel nostro paese, secondo Giani, deve avvenire “in uno spirito europeo” e qui, ha ricordato il presidente Sassoli e il “suo impegno forte così come lo ha l’Assemblea del Parlamento europeo”. “I valori che hanno ispirato l’unità dell’Europa – ha concluso- sono elementi che nascono da quello che fu nella seconda guerra mondiale il superamento e la vittoria contro le ideologie totalizzanti come fascismo e nazismo”.

La seduta si è conclusa con la consegna del Pegaso d’argento al professor Sarfatti.

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