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Cacciata di casa dalla famiglia perchè omosessuale, Vladimir Luxuria: “È la forma più crudele di omofobia”

L'ex parlamentare commenta il fatto di cronaca: "Occorrono case rifugio. Chi può adotti la ragazza"

La vicenda di Malika, la ragazza cacciata fuori di casa dalla sua famiglia, perchè omosessuale, ha fatto il giro d’Italia.

Alla giovane sono arrivati messaggi di solidarietà bipartisan.

Anche il sindaco di Castelfiorentino, Alessio Falorni, cittadina dove la ragazza abita, si è mobilitato, postando sulla sua pagina Facebook un video, annunciando di darle una mano con tutti i mezzi possibili.  “Non permetterò mai che una persona possa essere discriminata – ha detto – ci sono valori e principi di civiltà che non possono non essere garantiti e difesi”.

La 20enne, accompagnata dai carabinieri, ha bussato alla porta di casa, almeno per riprendere quelle poche cose sue, abiti ed effetti personali, ma a niente è valsa la presenza dei militari dell’Arma per convincere la famiglia a far entrare la figlia.  Tanti i messaggi vocali ricevuti da Malika dalla famiglia sul suo cellulare, tutti dai toni alti: dal “Mi fai schifo” al “spero ti venga un tumore”, dal “sei la rovina della nostra famiglia” al “meglio 50 anni di carcere che una figlia lesbica”

In molti, tra i politici, nelle ultime ore, hanno invocato l’approvazione del ddl Zan.

Toscana in Diretta, sulla vicenda, ha intervistato Vladimir Luxuria, ex parlamentare, deputata durante il Governo Prodi, prima persona transgender a essere eletta al parlamento.

“Ho seguito il caso sulla stampa – afferma, quella della famiglia è stata una reazione contro natura, genitori che smettono di fare i genitori. Una forma, la più crudele, di odio omofobico. Avrebbero dovuto condividere la gioia del suo amore”.

Malika, per comunicare alla famiglia, madre, padre e un fratello più grande di tre anni, il suo amore, spiegando di essere omosessuale, aveva scritto una lettera. E da li è scoppiato l’inferno: hanno cambiato la serratura, disconoscendola, di fatto, come figlia.

“Mi auguro il pentimento della famiglia – aggiunge Vladimir Luxuria -, un po’ come il figliuol prodigo. Sicuramente occorre una legge nazionale, come conseguenza del ddl Zan”.

“Servono – prosegue la ex deputata – case rifugio per questi casi, come i centri anti violenza, che possano ospitare chi come Malika, discriminata per il suo orientamento sessuale, si trova, ora, in mezzo ad una strada”. 

“In una Toscana terra di diritti, la prima ad aver abolito la pena di morte – precisa Luxuria –  questa storia è davvero terribile. Malika è stata rifiutata da chi le ha dato la vita”.

E da qui l’appello di Vladimir Luxuria, rivolto sia alle istituzioni che ai comuni cittadini: “Chi può aiuti Malika, sicuramente devastata anche psicologicamente, dandole non solo supporto, ma adottandola”.

Intanto la cugina di Malika ha aperto una raccolta fondi sulla piattaforma Gofundme e in poche ore sono stati raccolti 10mila euro.

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