“I trafficanti di olio e grano stanno strozzando le imprese agricole del territorio”: Coldiretti in piazza
Il 25% dell’olio e derivati arrivati nell’ultimo anno in Toscana erano destinati alla provincia di Lucca, hub strategico con oltre 200 milioni di euro di valore di importazioni:+50% in 5 anni
La provincia di Lucca è un hub strategico dell’olio: +50% importazioni in appena cinque anni. Per difendere questa produzione, reddito e salute dei cittadini, tanti agricoltori lucchesi sono scesi di nuovo in piazza, con la convinzione che le speculazioni e l’import selvaggio fanno crollare le quotazioni, servono più controlli.
“Fermate i trafficanti di olio e grano che stanno strozzando le imprese agricole del territorio approfittando degli scarsi controlli alle frontiere e ai porti, di regolamenti europei – codice doganale – che favoriscono le truffe a tavola e dalla concorrenza che affonda i prezzi delle materie prime agricole nazionali”. Con questa richiesta, centinaia di agricoltori toscani sono tornati di nuovo in piazza a Firenze, sotto la sede della Prefettura, per dire basta alle speculazioni, agli inganni e alla mancanza di trasparenza che mettono a rischio la salute dei cittadini e la tenuta delle aziende agricole, già in grave difficoltà a causa dell’aumento dei costi legati alla guerra in Iran.
“Gli agricoltori producono in perdita: i costi superano i ricavi – spiega Andrea Elmi, presidente Coldiretti Lucca – . Quando manca la sostenibilità economica crolla tutto ciò che ruota attorno alle nostre aziende. Crollano le comunità rurali di cui le nostre aziende sono perni indispensabili. Due delle principali filiere dell’economia agraria regionale, olio e grano, pilastri della Dieta Mediterranea, sono strette nella morsa mortale dei trafficanti, industriali e trasformatori, che fanno arrivare nei nostri porti, sotto i nostri occhi, navi stracariche di grano dall’estero e di olio di scarsa qualità con l’obiettivo di costringere cerealicoltori e olivicoltori a svenderle i loro prodotti fino a non riuscire nemmeno a coprire i costi”.
Tanti gli imprenditori della provincia lucchese che hanno preso parte al presidio durato per tutta la mattinata e culminato con la consegna di un documento di richieste alla Prefettura. “Chiediamo alle istituzioni di intervenire – spiega il Presidente Elmi – con maggiori controlli, l’applicazione della norma sulle pratiche sleali e della legge Caselli, il riconoscimento del giusto prezzo ai nostri agricoltori. Crediamo che gli strumenti normativi ci siano e siamo qui a chiedere che vengano messi in pratica. Ma ci sono anche strumenti innovativi che ci permettono di tracciare il luogo di produzione. E’ il momento di fare chiarezza perché è a rischio la sopravvivenza delle campagne”.
L’olio extravergine di oliva, di cui la Toscana è tra i principali produttori italiani, è uno dei casi simbolo del Made in Italy sotto attacco. Nell’ultimo anno il prezzo del prodotto è crollato del 50%, mentre i costi a carico dei produttori nazionali sono aumentati di oltre 200 euro a ettaro, secondo il Centro studi Divulga. Negli ultimi cinque anni le importazioni di olio e derivati dall’estero hanno subito un incremento incredibile (+62%) sfiorando il miliardo di euro. Spagna (+60%), Grecia (+134%) e Tunisia (+60%) sono i principali paesi da cui proviene l’olio che una volta lavorato negli stabilimenti oleari della Toscana può diventare, grazie al codice doganale, olio tricolore. Il 25% dell’olio e derivati arrivati nell’ultimo anno in Toscana erano destinati proprio alla provincia di Lucca che si conferma un hub strategico con oltre 200 milioni di euro di valore di importazioni. +50% negli ultimi cinque anni.
“Un fiume di olio che inonda il mercato nazionale. Da qui la richiesta di aumentare le ispezioni e fermare le frodi sull’origine con controlli innovativi: risonanza magnetica e mappatura isotopica possono dire con chiarezza da dove arriva un prodotto, devono essere utilizzabili come prove in giudizio. Applicare sempre la legge contro le pratiche sleali e le vendite sotto il costo di produzione. Da vietare anche la miscelazione di olio d’oliva extravergine e sottoprodotti trattati termicamente che per magia diventano extravergine. Necessaria la fatturazione obbligatoria delle olive per una tracciabilità completa del prodotto e serve anche sospendere l’olio a dazio zero dalla Tunisia e fermare il meccanismo del traffico di perfezionamento attivo (Tpa) sull’olio estero, ulteriore fonte di frodi.
Dall’olio al grano la situazione non cambia. E cosi anche i risultati. Nei porti italiani continuano ad arrivare navi piene di grano al glifosate, molecola chimica che genera cancro soprattutto nei bambini. Coldiretti Lucca chiede dunque di fermare le frodi con controlli a tappeto in tutta la filiera per verificare il rispetto delle leggi sull’origine, anche utilizzando la nuova Legge Caselli contro l’agropirateria. I trafficanti speculatori vanno bloccati applicando la legge contro le pratiche sleali a partire dal divieto di vendita sotto il costo di produzione. E serve poi fermare una volta per tutte il grano al glifosate, applicando il principio di reciprocità. Non è più accettabile continuare a importare grano fatto seccare con il diserbante quando in Europa ciò non è permesso. Dalla Cun Grano vanno poi esclusi i commissari in conflitto di interessi. Non è tollerabile che Confcooperative chieda ribassi più alti di quelli proposti dagli industriali. Rispetto all’aumento record dei costi di produzione serve infine mettere a disposizione subito 40 milioni per abbattere le spese dei produttori in contratti di filiera”.


