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Si infiamma il risiko bancario intorno a Mps dopo l’offerta Bpm: interviene anche la Chiesa

Il cardinale Lojodice: “Rispettare la storia plurisecolare della prima banca aperta al mondo”. Giani concorda, sindacati preoccupati

Il sistema bancario italiano è al centro di una vera e propria tempesta finanziaria e societaria che vede come fulcro il futuro del Monte dei Paschi di Siena.

A muoversi ufficialmente è stato Banco Bpm, che ha proposto a Mps di discutere e concordare un’operazione di aggregazione. L’obiettivo dichiarato è la creazione di un nuovo gruppo bancario e finanziario di riferimento in Italia, che si posizionerebbe come secondo operatore nazionale per dimensioni. L’operazione, come si legge in una nota ufficiale, verrebbe attuata nelle modalità tipiche dei “cosiddetti merger of equals, la soluzione più coerente per allineare tutti gli azionisti su un disegno industriale comune, preservando il Dna dei due istituti e valorizzando le rispettive culture“.

La proposta si fonderebbe su un “chiaro razionale strategico” con un potenziale sinergico a regime superiore a 1,1 miliardi di euro al lordo delle imposte, di cui oltre 650 milioni di sinergie di costo e oltre 450 milioni di sinergie di ricavi (generate per circa 250 milioni da maggiori ricavi sulle reti e circa 200 milioni dall’ottimizzazione delle fabbriche prodotto). La capitalizzazione di borsa stimata del nuovo polo supererebbe i 50 miliardi di euro. L’attrattività per gli azionisti si tradurrebbe in una potenziale generazione di utile netto a regime pari a circa 6 miliardi di euro, con una creazione di valore di almeno 5,5 miliardi di euro, al netto dei costi di integrazione stimati in circa 1,1 miliardi di euro al lordo delle imposte. Da parte di Rocca Salimbeni, per il momento, la reazione ufficiale è prudente: “Nessun commento da parte di Banca Monte dei Paschi di Siena in attesa che si riunisca il consiglio di amministrazione della banca”.

Il cda di Mps ha comunque preso atto della comunicazione di Banco Bpm e di quella diffusa da Intesa Sanpaolo, specificando che procederà alla valutazione della proposta di Banco Bpm, definita “non sollecitata”, e dell’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria promossa da Intesa Sanpaolo, indicata come “non concordata”. Da Siena si conferma inoltre che tutte le attività di integrazione con Mediobanca procedono in linea con quanto annunciato.

Sulla delicatissima partita che interessa il futuro della banca più antica del mondo sono immediatamente intervenute le istituzioni, la Chiesa locale, i sindacati e le forze politiche, facendo quadrato a tutela del territorio e dell’occupazione.

Sul fronte ecclesiale, il cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle di Val D’Elsa-Montalcino, ha espresso forte preoccupazione per i risvolti sociali delle manovre: “Credo giusto sottolineare che in questo momento uno degli obiettivi principali sia quello di rispettare la storia plurisecolare della prima banca aperta al mondo e questo significa soprattutto la tutela dei posti di lavoro. Il Monte dei Paschi di Siena ha plasmato nei secoli l’identità della nostra comunità, ma non solo questo, negli ultimi anni è stato l’esempio di come si possa risanare una banca portando avanti un vero e proprio cambio di passo e di mentalità”.

Anche il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha preso una posizione netta contro il rischio di uno svuotamento dell’istituto senese: “Seguo con grande attenzione le ipotesi che stanno circolando attorno al futuro del Monte dei Paschi di Siena. Parliamo della banca più antica del mondo, di un’istituzione che rappresenta un pezzo fondamentale della storia economica italiana e un presidio strategico per lo sviluppo della Toscana. L’ho detto in passato e lo ribadisco: sono stato sempre scettico rispetto a prospettive che portassero Mps a una sua semplice incorporazione all’interno di grandi gruppi bancari nazionali. Monte dei Paschi deve continuare a essere un soggetto forte, riconoscibile e radicato nel proprio territorio, capace di sostenere il tessuto produttivo, le piccole e medie imprese e le famiglie toscane”.

Giani ha poi ricordato i passaggi storici vissuti dall’istituto: “Anche sei anni fa ci trovavamo di fronte a un quadro estremamente critico per il Monte dei Paschi di Siena di fronte a ipotesi di incorporazione ed annullamento della sua identità. Grazie alla tenacia delle istituzioni, alla competenza del management e alla forza delle varie professionalità che, nel tempo, avevano costruito a Siena una realtà bancaria come il Monte dei Paschi di Siena, riuscimmo ad evitare le incorporazioni, a rilanciare l’azione della banca senese e a costruire un Istituto che oggi, non solo cammina bene con le sus gambe, ma è riuscito a ritornare determinante e per questo appetibile nello scenario italiano ed europeo. Non possiamo ricadere in quei tentativi di incorporazione e sentire ipotizzato lo spostamento della direzione, del controllo dei suoi sportelli in un’operazione che potrebbe annullarne l’identità e svilire le capacità di management bancario. Capisco le logiche della finanza ma il Monte dei Paschi, da un punto di vista della realtà bancaria, rappresenta un’identità produttiva forte e tutto questo patrimonio non può essere disperso. Seguiremo gli sviluppi dei prossimi giorni per difendere e tutelare il Monte dei Paschi, patrimonio della regione, da tentativi indirizzati a ridimensionare la sua forza e la sua identità. Qualunque operazione dovesse essere valutata auspico che garantisca la salvaguardia dell’identità della banca, del brand Mps, dei livelli occupazionali e del suo rapporto storico con Siena e con la Toscana, in quanto Mps rappresenta un valore economico, sociale e istituzionale che va preservato. La Regione Toscana continuerà a seguire con la massima attenzione ogni sviluppo e ad intervenire di conseguenza, nella convinzione che il futuro del Monte dei Paschi debba rafforzarne il ruolo nel sistema bancario nazionale e internazionale senza disperdere quel patrimonio di competenze, storia e relazioni che costituisce la sua vera forza”.

Sul piede di guerra i sindacati di categoria. Il segretario generale First-Cisl Toscana, Marco Lenzini, e il segretario generale First-Cisl Siena, Marco Galati, hanno alzato gli scudi a difesa dei dipendenti: “Non possiamo accettare che mere logiche di mercato, orientate esclusivamente al profitto e agli interessi dei grandi azionisti, mettano in secondo piano il contributo fondamentale delle lavoratrici e dei lavoratori di Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica del mondo e un punto di riferimento storico per l’economia toscana e nazionale”. Galati ha poi aggiunto: “Non accetteremo che i colleghi del Monte siano trattati come merce di scambio. Ci aspettiamo, qualora gli scenari oggi ipotizzati dovessero concretizzarsi in tempi brevi, l’apertura di un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali, affinché possiamo essere parte attiva e rappresentare la voce dei lavoratori attraverso gli strumenti previsti dalla legge e dal contratto nazionale. Ribadiamo inoltre l’imprescindibilità della nostra banca per Siena e per i senesi”. Sulla stessa linea Lenzini, che ha rimarcato: “Mps rappresenta per Siena e per la Toscana un’istituzione che deve essere preservata. Non demonizziamo le aggregazioni bancarie, ma stigmatizziamo quelle di natura puramente speculativa, che mettono al centro esclusivamente l’utile e favoriscono un certo tipo di finanza predatoria, lontana dalle esigenze dell’economia reale dei territori. Monte dei Paschi è una banca che è stata risanata anche grazie ai sacrifici dei lavoratori e il percorso di integrazione con Mediobanca, ancora in fase di completamento, ne è una dimostrazione. Siamo pronti a far sentire la nostra voce e a continuare a essere al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Infine, la reazione politica con l’intervento di Stefania Lio, vicesegretaria del Pd Toscana, che chiama in causa direttamente il governo: “Le notizie che si susseguono sul futuro del Monte dei Paschi di Siena e sulle possibili aggregazioni nel sistema bancario italiano impongono alle istituzioni e alla politica una riflessione seria e una presa di posizione chiara. Siamo di fronte a un passaggio che tocca il mercato e gli azionisti, ma che ha una rilevanza economica e sociale impossibile da ignorare. Siena e la Toscana non possono essere considerate una variabile secondaria in una fase che risxa di ridisegnare gli assetti del credito nazionale. Per questo condividiamo la necessità di difendere il radicamento territoriale, l’occupazione qualificata e il valore storico di Mps. Tuttavia, proprio per la portata della partita in corso, non bastano più le dichiarazioni di principio: servono impegni concreti e verificabili. Il percorso di risanamento della banca è il risultato di importanti interventi pubblici, di scelte istituzionali coraggiose e del contributo di lavoratrici e lavoratori che hanno affrontato anni di sacrifici. È solo grazie a questo sforzo collettivo se oggi il Monte ha ritrovato solidità e competitività. Proprio per questo appare contraddittorio che, di fronte al riconosciuto rilancio dell’istituto, si assuma oggi una posizione di neutralità rispetto alle ricadute che le manovre in corso avranno sui territori. Se Mps è davvero una realtà strategica per il paese, è necessario che il governo e i soggetti coinvolti chiariscano subito quali garanzie intendano assicurare a Siena e alla Toscana. Le nostre priorità sono chiare e non negoziabili: mantenimento delle funzioni direzionali a Siena, tutela assoluta dell’occupazione, valorizzazione delle competenze e salvaguardia del marchio Monte dei Paschi di Siena. Parliamo di un presidio economico e sociale fondamentale: difenderlo significa difendere il lavoro, le competenze e la capacità decisionale del nostro territorio. Il Partito Democratico della Toscana seguirà con la massima attenzione ogni passaggio di questa fase. Saremo in prima linea per sostenere tutte le iniziative istituzionali utili a garantire che il futuro di Mps continui ad avere in Siena il proprio baricentro strategico, nell’interesse della comunità e dell’intero sistema regionale”.