Centro trapianti fegato e “accuse”, il primario: “Nessuna fuga di pazienti e medici, sulla sopravvivenza sono i dati che parlano”
Il professor De Simone: “Questa querelle mi dà l’opportunità di far capire al mondo che lo staff del reparto si impegna a salvare vite”
“Non ho mai conosciuto personalmente il consigliere di Fratelli d’Italia Diego Petrucci, o chi per lui. Se aveva necessità di ragguagli, o sentori di qualcosa che non andava nel reparto, con il suo partito avrebbe potuto consultarmi e chiedere anche un incontro con l’azienda sanitaria. Considero l’interrogazione errata sia nel merito che nel metodo”.
E’ il professor Paolo De Simone, primario del centro trapianti di fegato di Pisa, contattato dalla nostra redazione dopo il “caso” sollevato con tanto di interrogazione, e la risposta ufficiale dell’Aoup, ad affermarlo.
A quanto afferma il consigliere regionale, nel reparto, fiore all’occhiello di Cisanello, conosciuto, e apprezzato, a livello mondiale, ci sarebbero fughe di medici, e infermieri, tasso di mortalità elevato nei trapianti, e pazienti che preferiscono scegliere altri ospedali per eseguire il delicato intervento. Da cosa nasce questa “querelle”?
“Da cosa nasca, non me lo spiego – risponde il primario -. Nel reparto da me diretto non c’è stata nessuna lamentela, nè da parte del personale nè da parte dei degenti. Certo, come in tanti ospedali, capita che arrivino richieste di risarcimento: ma si parla di un caso l’anno, su centinaia di pazienti operati”.
“Nessuna fuga di medici – precisa il professore -: due chirurghi sono andati via nel 2020, un terzo nel 2021, i primi per motivi familiari, e volontariamente, l’altro in quanto vincitore di un concorso a Roma. E’ in programma un concorso per assumere altro personale. Tra gli infermieri nessun trasferimento”.
“Quanto alla mortalità – aggiunge – i dati forniti dalla direzione sono reali. Certo, a livello internazionale c’è chi fa meglio di noi, ma a Cisanello la sopravvivenza dei pazienti trapiantati è pari a 89% a 1 anno (rispetto all’ 85% del registro europeo Eltr), 78% a 5 anni (rispetto al 75% Eltr), 68% a 10 anni (rispetto al 64% Eltr). La politica non accede ai dati direttamente, solo la magistratura può farlo. Se si voleva avere certezze sui numeri, lo ripeto, bastava consultarmi: il mio reparto è trasparente, come un palazzo di cristallo. I ritrapiantati sono una minoranza, la media, mondiale, oscilla tra il 4 e l’8%. Si parla di rigetto dell’organo, precoce, quando questo non parte, tardivo, quando smette di funzionare”.
“Per le fughe di pazienti in altre regioni – prosegue De Simone – rilevo, invece, che ben il 65% dei pazienti che sceglie, per il trapianto del fegato, l’azienda ospedaliera pisana, arriva da fuori Toscana, prevalentemente dalla Campania”.
“Sono orgoglioso del sistema sanitario regionale toscano – conclude -. Questa “querelle” mi dà l’opportunità di far capire al mondo quello che facciamo nel reparto: uno staff di 50 persone che si impegna, anima e corpo, per salvare le vite, senza ricercare notorietà”.



