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Flash mob sulle Apuane per dire no alla riapertura di Piastramarina

Mobilitazione degli ambientalisti

L’organizzazione di volontariato Apuane Libere – nel solco di quel percorso collettivo iniziato a Massa il 4 gennaio 2020 e successivamente proseguito a Foce di Giovo, Carrara e su tutte le cime apuane il 4 luglio – chiama a raccolta per domenica prossima (26 settembre), tutte e tutti coloro che vogliono bene alle Alpi Apuane e tengono al benessere delle popolazioni che vi dimorano. Gli attivisti del gruppo di intervento giuridico-Grig, Athamanta, Amici della Terra Versilia, Extinction Rebellion Italia, Club Alpino Italiano sezioni di Carrara, Lucca, Massa, Sesto Fiorentino, Wwf Alta Toscana, Armonico Trail, Sentieri Liguri Apuani, Italia Nostra Massa-Montignoso, Mountain Wilderness, Amici della Montagna di Camaiore, Comitato le Voci degli Alberi, Legambiente Versilia, Legambiente Massa, Legambiente Carrara, Circolo Arci 31 settembre, La Pietra Vivente e Speleo Mannari, si ritroveranno a 1650 metri di quota intorno alla distrutta sella di origine glaciale, “per urlare ancora il proprio no alla scellerata ipotesi – da parte dell’avida amministrazione che guida il comune di Massa – di riapertura della Cava di Piastramarina anche dal lato sud”.

“La nostra terra – spiegano da Apuane Libere – non è più sacrificabile al bieco sfruttamento in nome di quel profitto, con cui ditte private, autorizzate da avidi governanti sempre pronti a batter cassa, stanno macellando e commercializzando beni comuni che il mondo ci invidia; lasciando alle generazioni future un territorio completamente devastato. È per questo che dobbiamo fermare il sacrificio della flora, della fauna, dell’acqua, del suolo, dell’aria, delle cavità carsiche, ma soprattutto di quei geositi – come il Passo della Focolaccia – delittuosamente immolati in nome di quell’ormai inesistente ricatto occupazionale, con cui ormai si legittimano queste vere e proprie predazioni in barba alle leggi nazionali ed ai regolamenti europei in materia di salvaguardia ambientale. Stronchiamo sul nascere questa vigliacca tendenza di riaprire ferite al monte (leggasi cave) ormai parzialmente rimarginate dopo decenni di inattività; iniziando contemporaneamente una progressiva e improcrastinabile opera di riconversione e dismissione – senza lasciare a casa neanche un singolo operaio – di questa vera e propria economia di rapina, la quale, oltretutto, è fonte di gravissimi problemi in fatto di sicurezza, salute e vita per chi vi è impiegato”.

“Costringiamo i nostri governanti – si legge in una nota – troppo spesso impegnati a sciacquarsi la bocca con parole ambiente e green e buoni soltanto a fare false promesse per i loro tornaconti lobbistico-elettorali, a risolvere questa imperante crisi ecologica e climatica in corso, ad iniziare fattivamente a debellare tutto il marcio, le corruttele, le infiltrazioni criminali e i danni erariali che sono endemicamente insite nel sistema marmo. Dopo le chiacchere elargite per essere eletti, adesso è l’ora dei fatti: è l’ora di dire che le Alpi Apuane non possono geologicamente più sopportare i milioni di tonnellate di materiale, che dal loro ventre viene eviscerato: insomma, è l’ora di ridire con coraggio e coerenza basta cave”.

Per informazioni scrivere una mail alla casella di posta elettronica apuanelibere@gmail.com.

In caso di maltempo l’evento al monte sarà automaticamente annullato.

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