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Confcommercio Firenze, lettera a prefetto e sindaco: “Imprese in difficoltà per chiusure contraddittorie”

Cursano e Marinoni: "Troviamo illogico che alcune tipologie di impresa non possano restare aperte"

Il presidente della Confcommercio della provincia di Firenze, Aldo Cursano, e il direttore generale, Franco Marinoni, oggi hanno inviato una lettera a doppia firma al prefetto di Firenze, Alessandra Guidi, e al sindaco di Firenze, Dario Nardella, per chiedere di sottolineare il “grave stato di difficoltà in cui versano le imprese, costrette a chiudere per decreto (dal momento che la Toscana è zona rossa), mentre i dati sui contagi non accennano a diminuire”.

“Nessuno più di noi – si legge nella lettera – ha a cuore la tutela della salute, la nostra, quella dei nostri collaboratori e dei clienti, avendo da sempre osservato tutte le disposizioni sui protocolli anti contagio, ma troviamo illogico che alcune tipologie di impresa non possano restare aperte. Facciamo riferimento, ad esempio, alle attività per la vendita di abbigliamento e scarpe per adulti che non possono aprire, non comprendendo quale rischio di contagio diverso potrà mai esservi rispetto alle analoghe attività per bambini che invece possono lavorare, oltre ai mobilieri, agli orafi e alle gioiellerie, attività per le quali non è pensabile vi sia assembramento“.

“Stesso discorso per il commercio su area pubblica – prosegue Confcommercio – Gli operatori del settore svolgono la propria attività all’aria aperta, adottano le misure utili al contenimento del contagio, come il distanziamento, i percorsi obbligati e il contingentamento dei clienti, l’apertura dei banchi da un solo lato per evitare assembramenti, la sanificazione”.

“Non si riesce a comprendere – concludono – come fare la spesa al mercato possa essere più pericoloso che farla in un supermercato della grande distribuzione, o utilizzare un mezzo di trasporto pubblico, come pure perché talune attività consentite nel caso del commercio in sede fissa (abbigliamento e calzature per bambini, mesticherie, ferramenta, prodotti per la persona e per la casa), non siano consentite nel caso del commercio su area pubblica. Tali decisioni non hanno una spiegazione logica e chiediamo cortesemente il suo autorevole intervento, affinché le nostre motivazioni possano pervenire al Governo, auspicando vi sia un ripensamento sulle misure ad oggi adottate“.

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