Toscana, gli infortuni sul lavoro tornano ad aumentare

Dopo un calo fino al 2019, nell'anno in corso le previsioni indicano una crescita dei casi. La Regione stanzia quasi 4 milioni nella prevenzione

Gli infortuni sul lavoro in Europa, in Italia e in Toscana risultano in costante diminuzione negli ultimi venti anni. Per quanto riguarda nello specifico la Toscana, fino al 2019 è stata registrata una diminuzione di tutti gli infortuni, lievi, gravi e mortali. Nel 2020 c’è stato un calo degli infortuni gravi e un lieve aumento di quelli mortali, ma questo è dovuto al Covid, riconosciuto come causa di infortunio sul lavoro; escludendo le morti da Covid, risultano stabili anche gli incidenti mortali. Nel 2021, infine, le stime prevedono un leggero aumento, ma nuovamente i numeri sono stabili se si escludono i casi legati al Covid-19.

Sono questi alcuni dei dati emersi dal focus sulla sicurezza sui luoghi di lavoro che si è tenuto questo pomeriggio in commissione Sanità, presieduta da Enrico Sostegni (Pd). I numeri, forniti dal Cerimp, il Centro di riferimento regionale per l’analisi dei flussi informativi su Infortuni e malattie professionali o da lavoro, indicano una stima nel 2021 di 9602 infortuni gravi riconosciuti in Toscana, di cui 7mila 771 in occasioni di lavoro e mille 831 in itinere. Per quanto riguarda le morti bianche, la stima a dicembre 2021 è di 52, di cui 38 sul lavoro e 14 in itinere. I settori più colpiti sono le costruzioni, seguiti da industria, agricoltura e commercio. Muoiono sul lavoro più spesso gli uomini, e si registra una tendenza ad un aumento degli incidenti gravi nelle fasce di età giovanile e tra i più anziani, anche in età di pensione.

 

E si è scelto di partire dai numeri, come ha spiegato il presidente della Commissione Sostegni, per avviare un percorso di riflessione sul tema. “Vogliamo comprendere se, nel nostro ruolo di legislatori, possiamo fare qualcosa di più, a livello di norme, di organizzazione e di interventi, per migliorare la situazione. Per questo, sulla base dei dati, abbiamo avviato un confronto con tutti gli stake-holders” ha detto Sostegni.

 

L’assessore alla Sanità Simone Bezzini ha ribadito come “sia sempre importante mantenere i riflettori accesi sul tema della sicurezza sul lavoro, soprattutto dopo i gravi episodi accaduti recentemente” e ha spiegato che la Regione ha mantenuto il presidio su questo settore anche in epoca di pandemia. Tra i progetti che si stanno portando avanti, quello sulla sicurezza della Asl Toscana Centro, il progetto del comprensorio del marmo, il protocollo di sicurezza per il porto di Livorno, i piani per la formazione. “Il livello dei controlli svolti in Toscana è più alto della media nazionale – ha detto l’assessore – ma dobbiamo certo migliorare e assumere nuove iniziative anche alla luce dei rapidi cambiamenti che coinvolgono il mondo del lavoro”.

 

“Di fronte all’ennesima morte sul lavoro che ha colpito la nostra regione abbiamo sentito l’esigenza di andare al di là delle parole di cordoglio e di condanna e di provare a fare un passo in avanti nell’azione concreta” ha spiegato il presidente del Consiglio regionaleAntonio Mazzeo, promotore del focus con Sostegni. “Abbiamo sentito il bisogno di interrogarci se il tanto fatto fin qui sia sufficiente, perché se da un lato è indubbio che la Regione Toscana è all’avanguardia in Italia per le politiche di prevenzione e di tutela del diritto alla salute nei luoghi di lavoro, grazie ai suoi servizi di prevenzione pubblici delle aziende sanitarie e ai protocolli specifici realizzati per aree e settori produttivi, dal marmo al legno dalla carta all’edilizia, dall’altro è altrettanto vero che il lavoro è cambiato profondamente e a una velocità che obbliga anche noi come legislatori a interrogarci su quali siano le misure più utili per impedire che una persona possa rischiare la vita o perderla sul lavoro”. Mazzeo ha ricordato come recentemente il Consiglio regionale ha approvato la norma che per la prima volta tutela i rider, e come l’instabilità occupazionale, che produce precarietà anche per la sicurezza, stia diventando sempre più una costante di cui tener conto.

 

L’organizzazione della prevenzione e il controllo della sicurezza sul lavoro in Toscana è affidata ai servizi Pissl (Prevenzione igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro). Per la prevenzione la Regione ha attualmente stanziato 3milioni e 900mila euro, mentre la percentuale dei controlli nelle aziende tocca quota 7-8 per cento (l’obbligo richiesto a livello nazionale è del 5). La percentuale sale al 12 per cento per i cantieri edili, ma, hanno sottolineato i responsabili del servizio, negli ultimi 4 anni il personale si è ridotto del 20 per cento ed è sempre più difficile centrare gli obiettivi che ci si è posti.

 

Da parte dei rappresentanti delle aziende sanitarie della Toscana è stato sottolineato, come ha detto Roberta Consigli per la Asl nord-ovest, la necessità “di riflettere sui dati effettivi e mantenere lucidità senza farsi trasportare dall’onda emotiva” e di “capire quali modalità siano più efficaci, perché non sempre un aumento dei controlli porta benefici”. Renzo Berti per la Toscana Centro ha evidenziato come le ultime proposte a livello nazionale “puntando solo sul controllo e non sulla prevenzione rischino di peggiorare la situazione” e Domenico Viggiano per la Sud-est ha posto l’accento sull’importanza di effettuare controlli “in maniera multidisciplinare” affrontando la questione della sicurezza sul lavoro da numerosi punti di vista.

 

Da Cgil e Cisl è arrivata la richiesta di un’integrazione e coordinamento più forti delle misure, di investire sulla cultura della sicurezza e della salute nelle scuole, di porre l’attenzione sul fatto che si avrà sempre più a che fare con lavoratori anziani, visto l’innalzarsi del limite di età per la pensione.

Anche da parte di Confindustria Toscana si è chiesto di puntare sui temi della cultura della sicurezza, della formazione, della semplificazione; Cna ha ribadito che l’iniziativa del governo nazionale, concentrandosi solo sulle sanzioni, rischia di non produrre effetti positivi; Confprofessioni ha chiesto che la formazione in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro sia svolta da professionisti di riconosciuta validità.

 

Il focus in commissione Sanità proseguirà nelle prossime settimane con un giro ulteriore di audizioni, in cui saranno sentiti i rappresentanti del mondo agricolo, del settore dell’edilizia e l’assessorato regionale all’istruzione, a cui seguirà una riflessione su quali strumenti concreti sia opportuno approntare.

 

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