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Centri per l’impiego in Toscana: sono virtuosi ma resta difficile l’incontro fra domanda e offerta di lavoro

L'analisi della Corte dei Conti: dati condizionati anche dalla pandemia in corso

I centri per l’impiego della Toscana tra i più virtuosi d’Italia e al primo posto per quanto riguarda le regioni del centro del Paese. Questo sostanzialmente il dato del report annuale della sezione centrale di controllo della Corte dei Conti sul funzionamento negli ultimi tre anni dei centri per l’impiego italiani nell’ottica dello sviluppo del mercato del lavoro.

La riorganizzazione e modernizzazione degli uffici toscani ha funzionato meglio che nelle altre regioni del Centro-Italia da tutti i punti di vista della magistratura contabile che ha redatto il dossier tenendo conto di vari indicatori. Sullo sfondo inesorabilmente la pandemia che a fronte del miglioramento dei servizi ha comunque fatto registrare anche in Toscana un calo del 25% delle persone che hanno poi trovato effettivamente lavoro nell’ultimo anno e mezzo.

Nel 2019, nell’area Centro su un totale di risorse pari a 139.599.180,76 euro si osserva una destinazione del 66,82 per cento delle stesse al funzionamento dei Cpi. “Va precisato che tale valore non comprende i dati della Regione Lazio non pervenuti a questa sezione. L’ente che ha ottenuto maggiori assegnazioni è la Toscana (69.571.791 euro), quello che al contrario ne ha registrato di minore entità è l’Umbria (8.434.887,48 euro). A livello nazionale le Regioni che registrano i valori più elevati sono l’Emilia Romagna (74.924.947,13 euro), la Toscana (69.571.791 euro), la Campania (66.675.225,71 euro), la Puglia (66.377.291,46 euro) e il Veneto (66.260.064,57 euro), mentre i valori più bassi si riconfermano quelli della Sicilia (632.090,54 euro), Valle d’Aosta (1.719.896,74 euro) e Basilicata (6.020.281,09 euro)”.

Nel 2020 invece sono arrivate meno risorse rispetto agli anni precedenti a testimonianza ennesima che la pandemia ha fatto la differenza anche in questo caso. In Toscana ad esempio sono arrivati 41 milioni di euro. “Complessivamente, nel periodo preso in considerazione – dal 2017 al 2020 – si può osservare che il totale delle risorse destinate alle Regioni per il funzionamento dei Cpi non appaiono totalmente distribuite agli stessi Centri; resta il dubbio sulla destinazione delle risorse rimanenti”.

Per la Corte dei Conti complessivamente la non omogeneità a livello organizzativo rallenta le procedure di mediazione tra i centri per l’impiego e chi offre lavoro. “Nel nostro paese esistono eterogenei assetti organizzativi, con approcci, metodologie e sistemi informativi diversificati e sovente non dialoganti tra di loro. Per la Corte, la nota scarsa offerta di lavoro e l’inadeguata conoscenza dell’effettivo mercato del lavoro impedisce, di fatto, ai centri per l’impiego di costituire l’anello di congiunzione per un’occupazione sostenibile e per una collocazione lavorativa ideale. Per potenziare l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro da parte dei Centri è stato avviato un sistema integrato di rilevazione delle opportunità occupazionali (Moo – Mappatura opportunità occupazionali) che ha consentito di caricare i dati riguardanti circa 2,3 milioni di sedi produttive di aziende. Ulteriore necessità emersa è il rafforzamento dell’organico con amministrativi generici, più tradizionali, oltre che con figure professionali più specifiche quali orientatori, psicologi, informatici, esperti in consulenza aziendale e mediatori culturali”.

Il mondo del lavoro ha subito una battuta d’arresto epocale e i centri per l’impiego anche se dovranno essere sempre più efficienti alla fine non potranno mai risolvere le complesse situazioni economiche e quindi lavorative in Italia come nel mondo. Infatti il dossier parla chiaro: Nell’ultimo triennio il 65% dei soggetti che si è rivolto a un centro per l’impiego ha firmato un contratto a tempo determinato, e solo il 15,4% un contratto a tempo indeterminato, il 4,1% un contratto di apprendistato; il 69,8% dei contratti a tempo determinato ha una durata inferiore ai 6 mesi, mentre una quota del 9,3% ha superato il termine annuale. La strada appare ancora lunga e i centri per l’impiego faranno la loro parte. In Toscana da questo punto di vista i numeri relativi all’efficienza dei vari uffici regionali descrivono una situazione in costante crescita.

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