Tni: “Nessuna indennità di quarantena per il 2021 ai ristoratori”

Madeo e Tagliamento: "È l'ennesimo schiaffo agli imprenditori e ai dipendenti"

Il 6 agosto scorso l’Inps ha confermato che procederà al riconoscimento dell’indennità previdenziale di malattia ai dipendenti che nel corso del 2020 sono stati assenti per quarantena Covid. Non erogherà, invece, nessun importo relativo al 2021 in quanto per l’anno in corso il legislatore non ha stanziato nuove risorse.

È scandaloso. Si tratta dell’ennesimo schiaffo agli imprenditori, che, dopo 12 mesi di sacrifici, si ritroveranno costretti a coprire i costi del mancato lavoro del dipendente in quarantena – affermano Raffaele Madeo e Cristina Tagliamento, rispettivamente portavoce e segretario di Tni Italia, sindacato di tutela delle imprese del mondo Horeca, nato a Firenze durante il primo lockdown con il nome di Ristoratori Toscana – È un vuoto normativo vergognoso. Ancora non c’è una normativa chiara e definita che tuteli il dipendente in caso di assenza da Covid. Chiediamo pertanto un intervento del legislatore affinché venga equiparata l’assenza del dipendente da quarantena Covid a quella per malattia, altrimenti rischiamo di perdere uno dei nostri patrimoni più importanti, le risorse umane”.

“La mancata copertura da parte dell’Inps per le assenze per quarantena nel 2021 porterà a conflitti e divisioni tra datori di lavoro e dipendenti. Questi ultimi, che mediamente si troveranno 600 euro in meno in busta paga per dieci giorni di quarantena Covid, andranno dai loro titolari a chiedere chi pagherà. E se evidentemente lo Stato non vuole garantire le risorse, cosa potremmo fare noi imprenditori – si chiedono i due rappresentanti di Tni Italia – se non vogliamo perdere il lavoratore? Saranno perciò le imprese a pagare ancora una volta lo scotto più alto a causa dell’incapacità di chi ci governa”.

“Ho appreso solo ieri sera che non mi spetterà l’indennità per la quarantena. E’ ovvio che chi, come me, si troverà quei giorni scoperti in busta paga andrà dal proprio titolare e chiedere: ‘Chi paga? Te o lo Stato? Qualcuno me li deve pagare’. Così nasceranno ulteriori divisioni tra dipendenti e datori di lavoro”, commenta Marco Saccomanni, dipendente di un wine bar di Firenze.

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