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Commissione infiltrazioni mafiose, Vannucci (Unipi): “Nel privato il filtro antimafia è poco utilizzato”

Per Legambiente “la Regione dovrebbe stazione il doppio dei fondi per Arpat”. Presto si insedia l’Osservatorio regionale sulla legalità

La presenza di criminalità organizzata in Toscana è “abbastanza peculiare, antica e organizzata più sul controllo di segmenti di mercato che del territorio”. Anche per questo il prossimo Rapporto annuale della Normale di Pisa si intitolerà “Variante Toscana”. Lo rende noto Salvatore Sberna in commissione d’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose e della criminalità organizzata in Toscana, guidata da Elena Meini (Lega). Insieme ad Alberto Vannucci dell’Università di Pisa, ha scattato la fotografia del sistema rilevando che nel privato il “filtro antimafia è poco utilizzato” e dovrebbe per questo essere esteso magari promuovendo protocolli con le prefetture e inserendo al loro interno obiettivi come controlli a campione su operatori economici, contratto e forniture. I meccanismi di filtro dovrebbero inoltre essere attivati “non più su base territoriale ma di segmenti produttivi” perché anche grazie all’inchiesta Keu è ormai evidente che le infiltrazioni mafiose nella nostra regione hanno più un “approccio funzionale che territoriale”.

“Indicatori di allarme” ce ne sono e in campo ambientale si ritrovano condotte criminali anche per la “debolezza normativa”. “La circolarità e l’intreccio tra diversi tipi di attività illegali – è stato rilevato – sono propedeutiche e necessarie ad altre attività come corruzione o utilizzo improprio di rifiuti tossici”.

Il presidente di Legambiente Toscana, Fausto Ferruzza, intervenuto alla seduta di oggi (mercoledì 21 luglio), ha dichiarato che la “Toscana è sesta in classifica per ecoreati, Livorno dodicesima nella lista delle città dove i fenomeni ecoambientali hanno particolare rilevanza”. A detta di Ferruzza “controlli e supporto alle attività di prevenzione devono essere rafforzati anche rimuovendo la clausola per invarianza di costi nella normativa”. Arpat e le altre agenzie attive sul territorio dovrebbero essere potenziate: “C’è un interesse collettivo perché tutto il sistema sia rafforzato a vantaggio del territorio e dei cittadini. Se vogliamo capacità di azione e terzietà – ha concluso – la Regione dovrebbe stanziare il doppio dei fondi attuali per l’Agenzia regionale di protezione ambientale”.

Rispondendo ad una domanda del vicepresidente della commissione Alessandro Capecchi (Fratelli d’Italia), Ferruzza ha spiegato che Legambiente, come altre associazioni, è stata coinvolta, sin dagli anni Novanta, in Agenda 21 e ricordando lo scandalo del vino al metanolo ha dichiarato che un intero settore “si è reinventato ed oggi è leader indiscusso. Auspico che lo stesso orgoglio emerga oggi”.

Sui controlli e sulla normativa eventualmente da rivedere, richiamate dalla presidente Meini e da Irene Galletti (Movimento 5 stelle) che ha espresso “preoccupazione per il posizionamento in classifica della Toscana”, è stato altrettanto chiaro: “In questo momento serve unità di intenti e una fortissima azione bipartisan. Attività di repressione devono essere l’ultima ratio, prima occorre costruire un sistema efficace ed efficiente”.

Ferruzza ha avuto modo di parlare anche del nodo cave: “Il territorio ha sofferto moltissimo. Il distretto del marmo, come dicono anche molti studiosi, non è più sostenibile. Il prelievo deve tornare armonico e in equilibrio”.

Tra i tanti spunti di riflessione “utili al lavoro della commissione”, la presidente ha aggiunto anche quello di “valutare una collaborazione con Università e Normale di Pisa per la stesura della Relazione finale che vista la proroga concessa dovrà essere fatta entro novembre”. Nel corso dei lavori Meini ha informato che l’Osservatorio regionale sulla legalità sarà presto attivo: “Ho ricevuto comunicazione formale dal presidente Antonio Mazzeo che tutto quanto era di competenza dell’Ufficio di presidenza è stato espletato. L’insediamento è quindi imminente”.

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