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Anticorpi monoclonali, la giunta dà impulso alla sperimentazione del farmaco anti-covid

Approvata la proposta del consigliere di Italia Viva Stefano Scaramelli

E’ stata approvata all’unanimità dall’aula del consiglio regionale la proposta di risoluzione firmata da Stefano Scaramelli di Italia Viva che impegna il presidente della giunta regionale nell’attenzione agli anticorpi monoclonali per contrastare il coronavirus.

“Il presidente dovrà farsi carico in prima persona – si legge nella proposta – dell’importanza di una fase così delicata come quella della sperimentazione per la validazione del farmaco anti-Covid, sollecitando, monitorando e coinvolgendo tutti i soggetti in campo per consentire rapidamente alla Toscana di sottoporre quante più persone possibili a questa nuova cura sperimentale, spiraglio di rinascita per la nostra regione e l’Italia tutta”.

Da un anno la Fondazione pubbico-privata Toscana life sciences insieme ad AchilleSVaccines, sta lavorando sul farmaco anti-covid a base di anticorpi monoclonali, e anche la Regione Toscana ha investito in questo progetto d’avanguardia, in vista di creare a Siena un centro di rilevanza europea per la lotta alle pandemie. E pure lo Stato sta partecipando all’iniziativa made in Toscany, attraverso l’agenzia Invitalia, che ha acquisito il 30 per cento della società di nuova costituzione Tls Sviluppo srl, braccio operativo di Tls, per assicurarsi la fornitura del farmaco. L’atto inoltre fa riferimento al finanziamento di 26 milioni di euro (di cui 11 a fondo perduto e 15 di credito agevolato) garantito dal Ministero dello Sviluppo economico, per lo studio clinico sugli anticorpi monoclonali e per la realizzazione a Siena di un impianto pilota, per la produzione di piccoli lotti clinici destinati alla sperimentazione di vaccini e anticorpi.

La proposta di risoluzione, infine, si sofferma sul particolare momento strategico – con la conclusione della fase 1 della sperimentazione clinica (su 30 pazienti sani) e l’inizio il mese scorso dello studio di fase 2 e 3 su 806 pazienti malati – ribadendo la necessità di dare impulso alla sperimentazione, con il coinvolgimento fattivo delle aziende universitarie ospedaliere, della medicina territoriale, delle Asl, dei Dipartimenti della prevenzione e delle Associazioni di volontariato del Trasporto sanitario affinché ciascuno di loro possa contribuire, per quanto di propria competenza, alla realizzazione della cura.

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