L'intervista
|Il Lucca Summer Festival chiude con 83mila presenze. D’Alessandro: “Il prossimo anno tutto sugli spalti delle Mura”
Il patron rivendica il ruolo della manifestazione nella crescita della città: “Il Summer ha dato a Lucca più di quanto abbia ricevuto. Il nostro goal? Emozionare”
“È stata un’edizione sorprendentemente bella. All’inizio ero molto preoccupato, perché il cartellone di quest’anno era particolarmente impegnativo. Invece i risultati mi hanno smentito completamente: è stato un successo incredibile e, per certi aspetti, inaspettato”. All’indomani della chiusura del Lucca Summer Festival 2026, Mimmo D’Alessandro traccia il suo bilancio della manifestazione.
“I paganti dovrebbero essere stati circa 83mila, un dato molto importante. Senza la cancellazione di uno degli appuntamenti più attesi, il concerto di Neil Young & The Chrome Hearts per il quale avevamo già venduto oltre 20mila biglietti, avremmo superato largamente quota centomila. È stata una brutta sorpresa, ma pazienza: sono comunque molto, molto soddisfatto“.
Al di là dei numeri, il patron sottolinea soprattutto la risposta degli spettatori. “Sono felice per la quantità e per la qualità del pubblico. Ogni sera era diverso, ma sempre straordinario. Non ho mai visto così tante persone uscire dai concerti contente e sorridenti. È quello il nostro obiettivo, perché alla fine noi vendiamo emozioni. Non c’è niente di più bello: la musica fa pace con tutti. Lavoriamo per questo: vedere la gente cantare, divertirsi e andare via alleggerita, soprattutto considerando tutto quello che succede nel mondo. Quando riesci a fare anche solo un piccolo pezzo per migliorare la giornata delle persone, hai raggiunto un traguardo pazzesco”.
Anche dal punto di vista artistico, secondo D’Alessandro, il festival ha mantenuto una qualità elevatissima: “I concerti hanno fatto numeri incredibili, nel rispetto delle aspettative. La piazza ha funzionato tantissimo. Aprire con Ludovico Einaudi non è da poco, così come proseguire con artisti come David Byrne, Alabama Shake, Riccardo Muti e Ronnie Wood. Gli artisti sono andati via tutti felicissimi”.
Il bilancio positivo di D’Alessandro comprende anche le ricadute sulla città: “Molto pubblico arrivava da fuori ed era un pubblico con capacità di spesa. Tante persone sono rimaste tre o quattro giorni a Lucca e nei dintorni. Abbiamo dato lavoro a più di 400 persone, portato felicità a chi è venuto ai concerti e generato un indotto molto importante“.
D’Alessandro non si sottrae al tema delle polemiche che, anche quest’anno, hanno accompagnato la manifestazione: “Le polemiche ci sono sempre state. Sono andato a rileggere le rassegne stampa degli anni precedenti e ci sono state praticamente da quando è nato il festival. All’inizio ci rimanevo molto male, perché conoscevo i sacrifici che stavano dietro a una manifestazione del genere e mi dispiaceva che non fossero riconosciuti. Adesso, dopo trent’anni, certe cose mi scivolano addosso. La critica costruttiva è sempre benvenuta: la ascoltiamo e ne facciamo tesoro. Le polemiche strumentali, invece, le lascio cadere. Io ho la coscienza a posto, perché so quanto ho investito a Lucca in termini di denaro, energie e anni della mia vita. Sono sicuro di avere dato alla città molto più di quanto abbia ricevuto“.
Il patron ricorda anche le origini della manifestazione e il rapporto costruito con Lucca: “Non sono stato io a propormi a Lucca. Sono stato cercato e corteggiato a lungo dall’allora presidente della Provincia, Andrea Tagliasacchi, perché venissi a organizzare qualcosa a Lucca. Quando arrivai per la prima volta trovai piazza Napoleone utilizzata come un brutto parcheggio e una città che, nei mesi estivi, era molto più spenta di oggi. Luglio e agosto erano considerate bassa stagione e molte attività chiudevano per ferie”.
“Non voglio certo prendermi tutti i meriti, ma penso che il festival abbia avuto un ruolo importante nel cambiamento della città. È stata una scommessa vinta. In questi trent’anni sono passate da Lucca centinaia di migliaia di persone: molte non conoscevano la città, molte sono tornate e alcune hanno perfino deciso di acquistare casa qui”.
Quanto alle proteste di alcuni commercianti di piazza Napoleone, D’Alessandro è altrettanto netto: “Io vedevo le liste di chi entrava in città per lavorare durante gli eventi: erano lunghissime. Se tutta quella gente lavorava significa che il festival produce economia. Molte polemiche diventano poi terreno di scontro politico e vengono utilizzate per colpire qualcun altro”.
Tra le criticità sollevate c’è stata anche la presunta mancanza di un tavolo di coordinamento fra organizzatori, Comune, associazioni di categoria e soggetti impegnati nella sicurezza: “È impossibile pensare che una manifestazione del genere venga organizzata a maggio per luglio. Noi stiamo già lavorando sul 2028. Abbiamo appena fatto una riunione di cinque ore per capire quali migliorie introdurre il prossimo anno. Dietro al festival c’è un lavoro enorme, fatto di amore, passione e grandissimi sacrifici: si lavora giorno e notte, con la pioggia e con temperature di 40 gradi”
“A settembre – continua D’Alessandro – sono comunque disponibile a sedermi a un tavolo con chiunque voglia collaborare a rendere il festival ancora migliore. Vorrei però che tutti ci mettessero la faccia, mi guardassero negli occhi e spiegassero concretamente quali sono i problemi e che cosa fanno, loro, per la città, oltre a scrivere sui social”
D’Alessandro respinge anche l’ipotesi di trasferire il Summer Festival in uno stadio: “Che domanda è: perché non andate allo stadio?Prima di tutto a Lucca non c’è uno stadio adatto. E poi, se dovessi organizzare concerti negli stadi, andrei a Roma, Milano o Napoli, dove ci sono strutture da 70 o 80mila persone. Il festival è a Lucca per le sue bellezze e le sue piazze. Il nostro obiettivo è sempre stato valorizzarle. Quando hai un quadro bellissimo e lo tieni chiuso in garage, non lo vede nessuno. Noi abbiamo portato nelle piazze e sotto le Mura la storia della musica: l’ultimo concerto italiano degli Oasis, Stevie Wonder in piazza Napoleone, Roger Waters, i Rolling Stones. Chi avrebbe mai immaginato di poter vedere artisti del genere a Lucca?”
Nessun trasloco in Versilia, dunque, nonostante il successo degli appuntamenti organizzati sul litorale. “La Prima Estate sta ottenendo risultati incredibili, ma è una cosa completamente diversa. Lucca è una rassegna unica, con una formula che non esiste altrove in Italia. Il Summer Festival è come un figlio: l’ho cresciuto fino a trent’anni, cosa dovrei fare adesso, buttarlo via? Ho investito qui i migliori anni della mia vita”.
La prossima edizione, quella del trentennale, si annuncia molto diversa dal punto di vista logistico: “Penso che il prossimo anno faremo tutto sugli spalti delle Mura, perché in piazza Napoleone sono previsti dei lavori. Ci sposteremo lì con una formula nuova e importante. Così magari anche i commercianti della piazza potranno vedere la differenza”.
Sui nomi del cartellone, invece, D’Alessandro mantiene il massimo riserbo: “Stiamo già lavorando alla prossima edizione e anche a quella successiva. Ci sono artisti con i quali stiamo parlando per il 2028. Però ho giurato a me stesso che non anticiperò più nessun nome: ogni volta che l’ho fatto è successo qualcosa che non doveva succedere. Non dirò niente finché i contratti non saranno firmati“.
Una promessa, tuttavia, il patron è disposto a farla: “Essendo il trentennale, sarà sicuramente qualcosa di eccezionale. Siamo sulla strada giusta, anche se a qualcuno il successo dà fastidio. Io la sera vado a letto con la coscienza a posto: la mia vera ricchezza è sapere di avere reso felici tante persone“.


