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Giorno della memoria, presentato in consiglio regionale il libro “Chi salva una vita”

Il volume di Alfredo De Girolamo ripercorre la storia dei giusti della Toscana che salvarono la vita di molti ebrei

Un libro per non scordare e far sì che ciò che è stato non riaccada mai più: le leggi razziali e l’orrore dei lager nazisti. È il nuovo volume di Alfredo De Girolamo Chi salva una vita. In memoria dei giusti toscani, edito dall’assemblea legislativa toscana, che è stato presentato in occasione della seduta solenne del consiglio regionale per il giorno della memoria.

“Ricordare – ha sottolineato l’autore – vuol dire anche guardare al futuro e saper cogliere nella straordinaria rete di solidarietà che molti italiani, e tra questi 150 toscani, misero in campo, il senso della democrazia e del rispetto per l’altro. E in quegli anni bui e terribili tanti nostri concittadini decisero di non voltarsi dall’altra parte”. Tra le grandi storie ricordate, quella di Gino Bartali, “Uno dei massimi artefici della rete di solidarietà – spiega De Girolamo – Ma tanti altri racconti compongono il libro e la ricerca che proseguirà. Servirà alle future generazioni affinché sappiano, e non dimentichino, quanto accaduto” conclude.

Un libro che coltiva la memoria di una terra di diritti come la Toscana per il presidente del consiglio regionale Antonio Mazzeo che da Roma, dove sta votando per l’elezione del presidente della Repubblica, si è collegato in diretta: “Ringrazio di cuore Alfredo De Girolamo per averci voluto offrire questa sua pubblicazione, perché per tanto tempo coloro che hanno salvato vite di ebrei nella nostra regione durante gli anni cupi delle deportazioni e dello sterminio, e una delle figure più note è stato il campione di ciclismo Gino Bartali, non hanno voluto raccontare la storia di come agirono per salvare tante vite umane. L’inizio delle persecuzioni, l’inizio della fine cominciò nel 1938 nel parco di San Rossore con la firma delle leggi razziali da parte del re Vittorio Emanuele III. Da quel momento, tanti ebrei furono oggetto di violenze e furono deportati, ma ci furono tante donne e tanti uomini, e fra questi tante toscane e tanti toscani, che non furono indifferenti e che non si voltarono dall’altra parte, e che seppero dare il loro contributo aiutando tanti ebrei a evitare la deportazione nei campi di concentramento e la morte”.

“E tutto questo racconta il libro di De Girolamo – ha concluso Antonio Mazzeo – un racconto che nasce nel tempo e dopo tanto tempo, proprio perché chi non restò indifferente, a lungo non ha voluto raccontare storie, che oggi per fortuna sono messe a disposizione di tutti. Perché il giorno della memoria serve anche a dirci che quello che è accaduto in passato non deve accadere mai più. Queste storie devono essere di monito e di esempio, perché la storia non ripeta tante atrocità”

“Il treno della memoria è nato in Toscana nel 2002, poi l’hanno copiato un po’ tutti. Bene così, vuol dire che è una buona iniziativa. Unica, dal mio punto di vista, almeno come la facciamo noi, cioè preparando studenti e insegnanti tutto l’anno. La formazione continua nel treno, c’è l’incontro con i testimoni. I ragazzi, non è retorica, partono ridendo, tornano piangendo”. Ha raccontato nel suo intervento il consulente della Regione per le politiche della memoria Ugo Caffaz.

“Quella di oggi – prosegue Caffaz – è l’iniziativa che preferisco: qui parliamo dei giusti, di coloro che hanno ridotto il numero dei deportati. In Italia ne furono deportati 8mila, su 47mila, il 10 per cento morirono. Se non fosse stato per i giusti, i deportati e i morti sarebbero stati molti di più. E pensiamo anche ai tanti che non sono stati mai riconosciuti, perché dopo non si sono più manifestati, ma sono stati giusti anche loro”.

Il consulente si è espresso su quanto è accaduto nei giorni scorsi a Venturina: “Su Facebook si trova traccia di antisemitismo e razzismo da non credere. Non mi meraviglia quanto è accaduto: giovani educati male, con insegnanti che evidentemente o non sono interessati o non sanno assolutamente nulla. Intanto educhiamo i meno giovani, genitori e insegnanti. Non è la prima volta che accade, si tratta di una tragedia incredibile. Dimostra che esiste anche un bullismo nazista e antisemita”.

A prendere parte alla presentazione anche i membri dell’ufficio di presidenza. Per il segretario Diego Petrucci: “Queste iniziative, queste giornate nazionali, servono soprattutto come monito, perché determinate cose non succedano più. In questo caso la lettura che dà De Girolamo è una lettura positiva: ricordare chi non volle piegarsi a quelle che erano le leggi, sbagliate, di allora e volle, con il proprio gesto, non girarsi dall’altra parte mettendo a disposizione sé stesso perché potessero essere meno drammatici e meno tragici gli effetti di quelle norme e tanti giusti si opposero a quelle leggi”.

Per il segretario Federica Fratoni: “Gli episodi recenti di Campiglia Marittima, che sono davvero inquietanti, per la dinamica e per l’età dei protagonisti, ci dicono che sicuramente abbiamo fatto molto, ma il lavoro da fare è ancora tanto. E questa testimonianza che ci regala Alfredo De Girolamo è sicuramente un lavoro prezioso di ricostruzione di verità storiche, di onore alle persone che non avendo esercitato l’indifferenza, che spesso accompagna le abitudini di molti, hanno salvato vite e con questo salvato il mondo come viene detto anche nel testo. In qualche modo si conferisce eternità a questi esempi virtuosi e dall’altra parte si recupera e non si disperde una lezione di civiltà. Vale per gli episodi di oggi, ma vale in generale perché la democrazia e i valori non sono mai acquisti una volta per tutte, ma devono essere difesi giorno dopo giorno nel nostro agire quotidiano”.

Il vicepresidente del consiglio regionale Marco Casucci ha portato la sua esperienza personale: “Un esempio arriva anche dalla mia Terontola, dove Gino Bartali partiva per andare ad Assisi. Un campione a tutto tondo che ha salvato tante vite dicendo che andava ad allenarsi e portava invece i salvacondotti ad Assisi. Questa è la storia anche della mia Cortona, nel tempo sono stato legato a figure come Ivo Faltoni che è stato meccanico di Bartali, che tanto si è speso per non dimenticare. La memoria va concretizzata e io personalmente l’ho fatto andando ad Auschwitz con il treno della memoria. É stata una delle esperienze più toccanti della mia vita e credo che tutti dovremmo andarci, perché coltivare la memoria è capire bene quello che è stato e che non deve più capitare”.

“Si tratta di una pubblicazione importante che il consiglio regionale della Toscana vuole promuovere nella giornata della memoria. Ho condannato con forza quello che è capitato nei giorni scorsi in provincia di Livorno, dove due ragazze hanno oltraggiato un dodicenne con degli epiteti razzisti. La Toscana deve alzare la propria voce per condannare quanto successo e costituirsi parte civile. La nostra regione è terra di diritti, ma anche di storia di uomini che come i giusti hanno salvato altre vite. Non c’è tirannia, non c’è dittatura che non abbia portato a una guerra. E l’unico vaccino è la giustizia contro queste forme di violenza che l’uomo è stato in grado di compiere nei confronti di altri uomini. Questo libro è una testimonianza di persone che hanno salvato altre persone e chi lo legge deve farne tesoro prendendoli come esempi” ha concluso il vicepresidente del consiglio regionale Stefano Scaramelli.

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