viareggio
|Travolse e uccise in Darsena l’uomo che le aveva rubato la borsa: condannata a 18 anni di reclusione
La sentenza di primo grado l’ha riconosciuta responsabile di omicidio volontario, l’avvocato Marzaduri: “Sentenza pesantissima, abbiamo escluso l’ergastolo ed è un passo in avanti faremo appello”
È di 18 anni di reclusione la pena che la Corte d’Assise di Lucca ha deciso per Cinzia Dal Pino, l’imprenditrice balneare di 65 anni accusata dell’omicidio di Noureddine Mezgui, l’uomo che poco prima le aveva rubato la borsa.
Questo l’esito del giudizio di primo grado, che l’ha riconosciuta colpevole di omicidio ma escludendo tutte le circostanze aggravanti.
Gli avvocati difensori di Cinzia Dal Pino, Enrico Marzaduri e Alberto Gargani che si sono fermati a favore delle telecamere per commentare la sentenza:
“A mio avviso e a nostro avviso – dichiara l’avvocato Marzaduri accennando al collega -, è una sentenza pesante sia sul piano della qualificazione di giuridica, perché è rimasto un omicidio volontario, sia sul piano della determinazione della pena. Però più di così, senza conoscere le motivazioni della sentenza, diventa abbastanza arbitrario. Noi abbiamo fatto delle richieste motivate che andavano in direzione diversa sia sul piano della qualificazione di giuridica sia sul piano della conseguente esenzione”.
Le richieste della difesa puntavano a derubricare il reato in eccesso di legittima difesa e omicidio preterintenzionale.
“Anche la signora Dal Pino penso che non possa essere rimasta serena e tranquilla – prosegue l’avvocato Marzaduri -. Faremo sicuramente appello, nel frattempo la signora rimane agli arresti domiciliari perché il problema cautelare non è stato assolutamente coinvolto in questa sentenza. Sì, rispetto all’ergastolo abbiamo fatto un passo in avanti. Due passini in avanti. Io mi aspettavo qualcosa di diverso, si, in senso favorevole naturalmente. Meno di 18 anni e non per omicidio volontario”.
Sull’appello l’avvocato Marzaduri lascia la parola al collega avvocato Alberto Gargani: “Noi siamo naturalmente insoddisfatti, ma prendiamo atto di un primo significativo obiettivo raggiunto, l’esclusione della pena dell’ergastolo e quindi anche la confutazione dell’assunto accusatorio per quanto riguarda il livello di gravità, di valore oggettivo e soggettivo – dice -. Noi leggeremo con molta attenzione le motivazioni, ci batteremo con determinazione perché alla nostra assistita sia riservato un processo, nel rispetto dei principi del diritto penale, dei principi costituzionali del diritto penale, che oggi non sono stati osservati per le ragioni che leggeremo e vedremo”.
“Io intuisco che la Corte d’Assise abbia fondato le sue decisioni sul dolo eventuale – aggiunge Gargani -. Su questa, direi, rischiosa forma di dolo che, a quanto pare, li ha convinti della fondatezza della tesi accusatoria. Noi dimostreremo, e siamo consapevoli che occorrerà del tempo, che è un work in progress, che questa costruzione è priva di fondamento e che quindi risulta più razionale e soprattutto più conforme al substrato probatorio, una diversa ricostruzione, una diversa qualificazione che poggia sul superamento dei limiti di una causa giustificazione, ignorato dalla pubblica accusa e vedremo in che termini delineata dai giudici. La perizia è servita soprattutto in primis ad escludere che l’imputata fosse incapace di intendere e di volere, ma la perizia ha detto anche qualcos’altro e cioè che l’imputata al momento del fatto si trovava in uno stato di grave turbamento emotivo, di grave fragilità. Leggeremo, capiremo come i giudici abbiano potuto ritenere compatibile questa dichiarazione dei periti con l’affermazione di responsabilità a titolo di omicidio volontario. Non è stato tenuto evidentemente in conto. La mia impressione è che questo aspetto sia stato trascurato. Evidentemente si è stata recepita, come penso, la teorica dell’accettazione del rischio. Una formuletta magica che le sezioni della Cassazione hanno, da più di 13 anni, messo la porta”.
La sentenza che ha sancito la pena di 18 anni per Cinzia Dal Pino, una pena pesante anche per i legali di parte civile, gli avvocati Enrico Carboni e Gianmarco Romanini, che ricordano che è rimasto in piedi l’impianto portante della pubblica accusa, sull’omicidio volontario anche se è stata attenuata la pena dell’ergastolo.
“È stata una decisione severa, l’ipotesi dell’accusa è stata valorata dalla Corte – dichiara l’avvocato Enrico Carboni -, quindi non c’è stata nessuna riqualificazione del reato. Che sia da monito a chiunque di noi si trovi nella situazione che ha vissuto la donna quella notte e potendo avere tempo di fermare un impulso, perché la cosa che ci può essere rubata la si può anche perdere, senza mettere a rischio la vita altrui”.
Non si tratta però di una sentenza che conferma appieno le richieste della pubblica accusa, sono state escluse le aggravanti e la Dal Pino non è stata condannata all’ergastolo.
“E’ una sentenza pesantissima – ribadisce il legale di parte civile Romanini -, L’accusa aveva chiesto l’ergastolo motivandolo per la serie di aggravanti, il fatto che la sentenza non abbia riqualificato e quindi ricondotto ad una fattispecie meno grave di reato, fa capire che qualche gravante è rimasta in piedi, bisogna capire quale. Quello che resta in piedi è però la struttura portante, cioè un omicidio volontario questo è fondamentale per quello che è successo oggi, cioè resta in piedi la parte portante della pubblica accusa. Non siamo di fronte ad un omicidio preterintenzionale, ma siamo di fronte a un omicidio volontario con una pena gravissima. Facendo due calcoli, visto che ha ottenuto le attenuanti generiche, la pena di partenza da quella corte ha fatto i conteggi è vicina ai 30 anni“.
E sui risarcimenti?
“I risarcimenti – dice l’avvocato Carboni -, oltre a quello già avversato, sono state riconosciute le spese vive sostenute e poi il resto, di componente risarcitoria, se ne parlerà di fronte al giudice civile. Sono per adesso 26mila euro di spese vive sostenute e spese per i legali“.


