L'evento
|Il mondo della cultura e dell’archeologia in lutto per la scomparsa di Giulio Ciampoltrini
È scomparso ieri (30 maggio) all’età di 71 anni: era nato a Castelfranco. Ha guidato la Soprintendenza archeologica della Toscana
Il mondo della cultura e dell’archeologia toscana è in lutto per la scomparsa di Giulio Ciampoltrini, avvenuta ieri. Nato nel 1955 a Castelfranco di Sotto, Ciampoltrini è stato per decenni uno dei massimi e più profondi conoscitori della storia archeologica della regione, lasciando un vuoto in quel settore della tutela e della ricerca che aveva contribuito a plasmare con dedizione e passione.
A differenza di molti colleghi contemporanei, sempre più orientati verso specializzazioni settoriali, Ciampoltrini apparteneva a quella rara generazione di ispettori archeologi di formazione enciclopedica. Possedeva una competenza straordinaria che gli permetteva di muoversi con assoluta disinvoltura e autorevolezza dalla preistoria all’età etrusca, dal mondo romano fino al medioevo, interpretando il territorio nella sua intera e lunga evoluzione storica. Per molti anni è stato una colonna portante della Soprintendenza Archeologica della Toscana negli storici uffici fiorentini di via della Pergola. Il suo lavoro di ispettore, tuttavia, non si è mai esaurito dietro a una scrivania o nel disbrigo di pratiche burocratiche: la sua presenza fisica e costante sul campo, in particolare nella provincia di Lucca, ha fatto di lui un punto di riferimento insostituibile per generazioni di studiosi, amministratori locali, ricercatori e giovani archeologi.
A distinguerlo nel suo percorso era una curiosità intellettuale fuori dal comune, unita a un’eccezionale memoria scientifica e alla capacità di unire e collegare dati e reperti di epoche diverse senza farsi frenare da rigidi confini disciplinari. Questa straordinaria conoscenza capillare della Toscana si è tradotta in un’intensa e infaticabile attività scientifica. Ciampoltrini è stato autore di decine e decine di saggi, articoli e contributi accademici attraverso i quali ha documentato scavi, riletto dinamiche storiche e condiviso i frutti delle sue scoperte, lasciando un’eredità culturale permanente che ha arricchito non solo gli archivi della tutela, ma anche il mondo universitario.
Un contributo intellettuale che si intrecciava strettamente anche con la sua vita privata. A ricordarlo con profondo affetto e stima è stato il Museo archeologico nazionale di Firenze, che ha voluto rievocare il fortissimo legame umano e professionale che per anni lo ha unito alla sua compagna di vita e di lavoro, Paola Rendini. Nei corridoi della Soprintendenza, la loro stanza era considerata da tutti un vero e proprio laboratorio di idee, un luogo di aperto confronto dove la ricerca sul campo e la riflessione teorica si fondevano ogni giorno.
Con la scomparsa di Giulio Ciampoltrini si chiude idealmente una felice stagione dell’archeologia italiana, capace di fondere in un unico e nobile mestiere la tutela dei beni culturali, la ricerca scientifica e l’amore viscerale per il territorio.


