La sentenza
|Chiede alla ex moglie 23mila euro da un conto cointestato: il giudice lo condanna a restituire oltre mezzo milione
Sentenza che sa di beffa per l’uomo, che dovrà pagare anche le spese della Ctu che gli ha dato torto. Una Porsche d’epoca per ‘consolazione’
Si dice spesso che nelle aule di tribunale la matematica non sia un’opinione, ma a volte le proporzioni sanno essere davvero beffarde. Lo ha scoperto a sue spese un cittadino che, dopo aver trascinato in giudizio l’ex consorte davanti al tribunale civile di Lucca, ha visto i propri piani di rivalsa finanziaria naufragare clamorosamente. Così ha detto la sentenza anticipata dalCorriere Fiorentino.
L’obiettivo iniziale dell’uomo era ambizioso: riappropriarsi di conti correnti, investimenti, un appartamento a Viareggio e persino di una Porsche d’epoca. Il verdetto finale emesso dal giudice Antonio Mondini ha però ribaltato completamente lo scenario, trasformando le pretese dell’uomo in un micidiale boomerang economico.
La contesa ruotava attorno a un conto corrente cointestato da cui l’uomo, nel dicembre 2021, aveva prelevato 46mila euro, sostenendo che quei soldi fossero esclusivamente suoi. La ex moglie si è opposta con fermezza alla richiesta e, conti alla mano, ha preteso la restituzione della metà della cifra. Una richiesta tutto sommato contenuta – appena 23mila euro – che il giudice ha accolto senza esitazioni, ricordando che i saldi si dividono in quote uguali.
Fosse finita qui, il bilancio sarebbe rimasto nei limiti di una normale schermaglia post-coniugale. Ma l’uomo aveva deciso di tentare il colpo grosso, reclamando anche la titolarità esclusiva di un secondo conto corrente on-line e del relativo deposito titoli intestati alla donna, accusandola di avergli ‘bloccato’ le chiavi d’accesso e di essersi tenuta i suoi risparmi. Peccato che la Consulenza tecnica d’ufficio abbia dimostrato l’esatto contrario: su quel conto l’uomo non aveva mai versato un solo centesimo, mentre la donna vi aveva depositato cifre consistenti. Ciononostante, poco prima del Natale del 2021, il ricorrente si era premurato di effettuare su quel deposito un maxi-prelievo da ben 516.800 euro La mossa non è sfuggita alla controparte, che ha risposto con una domanda riconvenzionale chiedendo la restituzione dell’intera somma. Risultato? Richiesta della ex moglie accolta in pieno e condanna per l’uomo a restituire l’intero mezzo milione di euro, con tanto di interessi accumulati in cinque anni.
Per non farsi mancare nulla, l’uomo aveva provato a chiedere anche la revoca per ‘ingratitudine’ della donazione indiretta di un appartamento a Viareggio del valore di 600mila euro acquistato nel 2007, accusando la donna di ingiurie gravi e persino di minacce di morte. Al vaglio del tribunale, tuttavia, i file audio prodotti come prova d’accusa hanno rivelato soltanto accese discussioni familiari in cui la donna usava sì toni duri e parole colorite (come “testa di c…”), ma legati esclusivamente all’esasperazione per la scarsa dedizione allo studio del figlio. Niente che potesse configurare un attacco alla dignità del donante secondo i rigidi criteri della Cassazione, con conseguente rigetto dell’istanza.
Alla fine dei conti, l’unica parziale consolazione per l’ex marito è stata la dichiarazione di proprietà di una Porsche 944 del 2001, di cui è stata ordinata la restituzione poiché la vecchia donazione a favore della moglie era nulla per difetto di forma.
Una vittoria decisamente amara e dal retrogusto ironico: a fronte dei 23mila euro inizialmente contestati dalla controparte, l’aggravamento della condanna ha costretto l’uomo a dover restituire alla ex moglie oltre 539mila euro complessivi . Per coronare il capolavoro finanziario, il giudice lo ha condannato a pagare l’80 per cento delle spese di causa (liquidate in circa 31500 euro) e a farsi interamente carico dei costi della perizia tecnica, i cui accertamenti bancari gli si sono, peraltro, ritorti contro.


