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Anarchici rivendicano un attentato al cantiere del nuovo parco scientifico del Sant’Anna di Pisa

Posizionati a inizio aprile sei ordigni incendiari nel tentativo di boicottare l’opera: per le forze dell’ordine nessun danno rilevante

Un grave atto intimidatorio di matrice anarchica ha preso di mira il cantiere del nuovo Parco Scientifico-Tecnologico della Scuola Superiore Sant’Anna a San Giuliano Terme. Nella notte tra il 7 e l’8 aprile scorsi, un gruppo di attivisti si è introdotto all’interno dell’area dove sono in corso i lavori per la costruzione del futuro polo dedicato alla ricerca scientifica internazionale, posizionando sei ordigni incendiari nel tentativo di boicottare l’opera.

La notizia del sabotaggio è emersa a seguito di una rivendicazione ufficiale diffusa in queste ore sui canali web dell’area anarchica insurrezionalista. Nel testo, intitolato significativamente Ogni guerra moderna inizia in un laboratorio, gli autori spiegano di aver piazzato i sei ordigni contro quattro mezzi pesanti e sulle centraline elettriche di due gru. Nel comunicato si fa esplicito riferimento alla volontà di colpire lo sviluppo tecnologico dell’ateneo pisano e viene espressa solidarietà ad Alfredo Cospito, il militante anarchico attualmente detenuto al regime di 41 bis per l’attentato all’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare nel 2012 e per gli ordigni posizionati fuori dalla caserma degli allievi carabinieri di Fossano nel 2006.

Nonostante gli attentatori abbiano sottolineato nel testo l’efficacia del loro gesto, parlando di colonne di fumo visibili in lontananza e lamentando il silenzio dei media, l’azione non ha raggiunto gli obiettivi sperati. Secondo quanto si apprende, l’attacco non ha causato danni rilevanti alle strutture o alla strumentazione tecnologica e l’attività del cantiere è proseguita regolarmente senza subire alcuna interruzione o giorno di stop.

Sull’episodio sono scattate immediatamente le indagini delle forze dell’ordine e della procura di Pisa. Gli inquirenti stanno analizzando i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona e i rilievi scientifici effettuati nel cantiere per individuare i responsabili del blitz.