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Ferita al cranio e al volto dal calcio di un cavallo al maneggio: risarcita un’amazzone

Riconosciuta la responsabilità della struttura per il danno inferto dall’animale: liquidati oltre 26mila euro dall’assicurazione

Un pomeriggio di allenamento trasformatosi in un incubo tra i box, una battaglia legale durata anni e, infine, una sentenza che mette un punto fermo sulla responsabilità di chi gestisce animali. Il tribunale di Lucca, con una decisione depositata lo scorso 17 febbraio 2026, ha condannato un maneggio a risarcire con oltre 26mila euro una giovane amazzone, rimasta gravemente ferita dal calcio di un cavallo.

I fatti risalgono al novembre del 2021. La ragazza si stava recando verso il campo di allenamento quando, passando nel corridoio dei box, è stata colpita in pieno volto dal calcio di un purosangue che fino a quel momento era considerato da tutti un animale docile e ubbidiente. L’impatto è stato devastante: trauma cranico e una brutta frattura dell’osso frontale che ha richiesto cure immediate al pronto soccorso del San Luca e un lungo percorso di riabilitazione.

Davanti al giudice Antonio Mondini, la difesa del maneggio e della sua assicurazione ha tentato la carta del concorso di colpa, sostenendo che la giovane, essendo un’esperta cavaliera da oltre dieci anni, avrebbe dovuto prevedere l’imprevedibilità dell’animale e prestare maggiore attenzione. Una tesi che però non ha fatto breccia: secondo il tribunale, non è stata provata alcuna negligenza specifica da parte della ragazza. La legge parla chiaro (articolo 2052 del codice civile): chi si serve di un animale è responsabile dei danni che questo arreca, a meno che non si provi il caso fortuito. E il fatto che il cavallo fosse ‘buono’ non basta a scagionare i proprietari.

Il perito del tribunale ha confermato la gravità delle lesioni, compatibili con lo zoccolo del cavallo, quantificando un’invalidità permanente del 9%. Il giudice ha quindi stabilito un risarcimento di 24550 euro per il danno biologico (comprensivo della sofferenza soggettiva) a cui si aggiungono quasi 1800 euro per le spese mediche sostenute.

La partita legale non si è giocata solo tra l’atleta e il maneggio. Quest’ultimo ha infatti chiamato in causa la propria assicurazione per essere manlevato dai costi. Anche qui, nonostante il tentativo della compagnia di evocare franchigie e massimali, il giudice ha ordinato all’assicurazione di coprire l’intera somma, spese legali comprese.