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La Dogaia, carcere fuori controllo: scoperti cellulari, droga e agenti corrotti

Maxi operazione della Procura: 127 perquisizioni, 34 telefoni sequestrati, cocaina e hashish tra le celle

Un carcere trasformato in una centrale operativa clandestina, dove la tecnologia più avanzata e la droga circolavano liberamente dietro pagamento. È quanto emerso dalla maxi operazione condotta nella casa circondariale La Dogaia di Prato, su ordine della Procura guidata da Luca Tescaroli.

Le perquisizioni – ben 127 – hanno interessato i reparti di alta e media sicurezza, dove sono reclusi 111 detenuti per reati legati ad associazioni mafiose e traffico di stupefacenti.

Nel mirino degli inquirenti anche tre agenti di polizia penitenziaria, di età compresa tra i 29 e i 32 anni, indagati per corruzione. L’inchiesta, iniziata un anno fa, ha svelato un sistema inquietante: i detenuti avevano a disposizione smartphone di ultima generazione, microtelefoni, smartwatch, schede telefoniche intestate a prestanome e persino cocaina e hashish.

I dispositivi entravano nel carcere nascosti nei pacchi, spesso non controllati a causa di scanner laser fuori uso, oppure lanciati dall’esterno con fionde e palloni. Una volta dentro, venivano occultati in doppi fondi ricavati in oggetti di uso quotidiano: pentole, sanitari, frigoriferi, perfino nei piedi dei tavoli.

Il volume del traffico illecito è impressionante: solo l’11 gennaio scorso sono stati sequestrati 11 smartphone. In totale, i dispositivi trovati sono stati 34, recuperati anche grazie a rilevatori di onde elettromagnetiche. Dieci i detenuti indagati per utilizzo illecito dei telefoni, mentre nei colloqui con i familiari sono state sequestrate dosi di cocaina e hashish. Le sostanze, in alcuni casi, venivano fornite da una centrale esterna, individuata a Prato, alla quale attingevano i detenuti autorizzati a uscire temporaneamente.

L’operazione è stata condotta con il massimo riserbo: nemmeno la direzione dell’istituto e gran parte del personale penitenziario erano stati informati, per non compromettere l’attività investigativa. Imponente lo spiegamento di forze: 263 operatori tra Nucleo Investigativo della Penitenziaria, Gom, Squadra Mobile, Carabinieri del Reparto Operativo e Guardia di Finanza. Altri 60 agenti sono stati schierati per prevenire eventuali sommosse, in un carcere che oggi ospita 596 detenuti di diverse etnie, di cui 285 italiani.

Le attività di perquisizione e ispezione svolte nella giornata odierna, con l’ausilio di apparati elettronici e di unità cinofile, hanno consentito di individuare nel reparto Alta Sicurezza cinque strumenti di comunicazione illegalmente detenuti: nella camera  25 della decima sezione Alta Sicurezza, tre cellulari all’interno dell’apparecchio tv – e, segnatamente, uno smartphone, un mini smartphone e un micro L8star, nonché un ulteriore apparecchio router idoneo a collegarsi a internet e al mondo esterno nel box in cui i detenuti effettuano le telefonate. Un altro telefono smartphone è stato lanciato dalla finestra dentro un calzino, atterrato all’interno di un’intercapedine. Sono state, inoltre, individuate delle intercapedini nelle pareti di alcune celle, all’interno delle quali sono risultati visibili interventi effettuati con la calce per chiudere i relativi fori. E’ stata, infatti, rinvenuta calce e strumenti per il suo utilizzo all’interno di dette celle, che inducono a ritenere che tali interventi siano stati effettuati dai detenuti per effettuare luoghi di nascondimento di telefoni e di sostanza stupefacente. Inoltre, nella sesta sezione del Reparto Media Sicurezza, è stato rinvenuto hashish all’interno di una cella e di un frigorifero, nella diretta disponibilità di più detenuti.

Il procuratore Tescaroli sottolinea che l’istituto è da tempo privo di una guida stabile, elemento che ha favorito l’infiltrazione di pratiche illecite e compromesso la sicurezza interna.