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Prato, boom di rifiuti tessili abbandonati: nel 2024 oltre 800 tonnellate, la procura lancia l’allarme

Uno dei punti critici è l’area di via Brugnani, ribattezzata ormai come la “terra del fuoco di Prato”, a ridosso del torrente Filimortula

È un fenomeno in forte crescita quello dell’abbandono e smaltimento illecito di rifiuti tessili nel distretto pratese. Secondo i dati forniti da Alia Servizi Ambientali Spa e dalle indagini condotte dalla procura, solo nel 2024 sono state registrate 819 tonnellate di rifiuti tessili smaltiti illegalmente, una cifra quasi sei volte superiore rispetto al 2023, quando le tonnellate accertate furono 154. E i numeri del 2025 non promettono meglio: nei primi quattro mesi dell’anno si sono già toccate 252 tonnellate, proiettando una stima annua che si avvicina ancora una volta agli 800 mila chili.

I comuni più colpiti risultano essere Prato, Carmignano, Montemurlo, Calenzano, Poggio a Caiano e Vaiano. In particolare, Prato registra l’incremento più preoccupante: da 150 tonnellate nel 2023 si è passati a 752 nel 2024 e già a 234 nei primi mesi del 2025. Seguono Carmignano (da 1 a 20 tonnellate), Calenzano (da zero a 19), Montemurlo (da 1 a 8) e Poggio a Caiano (da 2 a 19 tonnellate).

Dietro a questo boom c’è il sistema illecito di smaltimento dei rifiuti tessili prodotti dalle aziende del settore confezioni e pronto moda, molte delle quali, evidenzia la procura, sono gestite da cittadini cinesi originari delle regioni del Fujian e dello Zhejiang. Il trasporto e lo smaltimento avvengono tramite soggetti non iscritti all’Albo nazionale dei gestori ambientali, che prelevano i rifiuti dalle imprese per poi abbandonarli in terreni isolati o, in molti casi, dar loro fuoco.

Uno dei punti critici è l’area di via Brugnani, ribattezzata ormai come la “terra del fuoco di Prato”: una zona a ridosso del torrente Filimortula, dove sono stati rinvenuti almeno dieci bracieri utilizzati per incenerire rifiuti tessili. In un recente intervento, le forze dell’ordine hanno sgomberato un terreno dove erano stoccate 10 tonnellate di rifiuti, di cui 5 di natura tessile. La stessa zona ospita anche i cosiddetti orti cinesi, già oggetto di attenzione investigativa.

Le indagini, coordinate dal gruppo Ambiente della procura di Prato, si avvalgono del lavoro di una rete di forze specializzate: l’unità di polizia giudiziaria ambientale, la polizia municipale e provinciale, i carabinieri forestali del Nipaaf e il dipartimento Arpat. Tuttavia, gli investigatori segnalano la necessità urgente di dotazioni tecniche più avanzate, in particolare di telecamere a infrarossi invisibili, dopo che alcuni responsabili degli incendi sono riusciti a fuggire proprio perché avvistavano il led delle fototrappole.

Il procuratore evidenzia la preoccupazione crescente per il fenomeno, che sta assumendo proporzioni tali da rendere difficoltosa un’efficace attività di prevenzione e contrasto. Le istituzioni locali sono state già informate, e la richiesta di investimenti in tecnologia e risorse umane è sul tavolo.