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Morì per il  Covid in ospedale a Livorno, Asl condannata a risarcire la famiglia del 69enne di Castelfiorentino

L’Azienda Sanitaria: “Ricorreremo in Appello”

Morto di Covid in ospedale a Livorno, l’Asl condannata a risarcire la famiglia: “Valutiamo il ricorso in appello”

Il tribunale della città labronica ha riconosciuto 450mila euro di danni morali ai familiari di un 69enne, originario di Castelfiorentino, deceduto nel 2021.

L’Asl Toscana Nord Ovest sta valutando di presentare ricorso in appello contro la sentenza di primo grado con cui il tribunale di Livorno ha condannato l’azienda al pagamento di 450mila euro di risarcimento ai familiari di un 69enne di Castelfiorentino, morto per Covid dopo un ricovero all’ospedale di Livorno.

Il giudice di primo grado ha riconosciuuto il diritto al risarcimento per “lesione da perdita parentale”, ritenendo che il contagio sia avvenuto all’interno della struttura ospedaliera e che ci sia stata una “carente applicazione delle misure di prevenzione”.

L’uomo era stato ricoverato nel reparto di medicina il 12 dicembre 2020 per problemi non legati al Covid. Dopo una serie di tamponi negativi, il 6 gennaio 2021 è risultato positivo al virus. Sette giorni dopo è morto per le complicazioni legate all’infezione.

Un passaggio chiave nella decisione del giudice è stato il riconoscimento, da parte delle consulenze disposte dalla procura, di un focolaio significativo proprio nel reparto di medicina interna nei giorni in cui l’uomo era ricoverato.

Di fronte a questa ricostruzione, l’Asl ha fatto sapere – in una nota diffusa oggi, giovedì 15 maggio – di stare esaminando le carte processuali per valutare l’impugnazione della sentenza: “Da una prima analisi – spiega l’azienda – sembra che il tribunale abbia equiparato l’infezione da Covid-19 alle infezioni nosocomiali note e studiate, come se si trattasse di un rischio sanitario ordinario e prevedibile. Ma nel dicembre 2020 il virus rappresentava ancora una minaccia inedita, in un contesto di continua evoluzione scientifica e operativa”.

“Assimilare il Covid ad altre infezioni – prosegue l’Asl – rischia di semplificare eccessivamente le difficoltà e la complessità affrontate dalle strutture sanitarie e dagli operatori in quel momento storico. Inoltre, la sentenza si basa su una perizia penale che non ha coinvolto direttamente il personale sanitario né tenuto conto dei controlli svolti dalla direzione ospedaliera sul rispetto delle procedure”.