“Torna il lancio del gatto” e sul sindaco di Bugliano fioccano le minacce di morte

L'ultima trovata del comune che non c'è in provincia di Pisa fa infuriare il web

Prima o poi doveva succedere. E, a ben pensarci, era già successo solo che adesso è più grave, perché a forza di giornate della memoria, dalla storia bisognerebbe essere capaci di imparare. Successe che, alla fine degli anni ’30, Orson Welles disse alla radio che gli alieni erano arrivati in America, nonostante gli annunci che avvisavano fosse uno sceneggiato, negli Usa si diffuse il panico.

Questa volta non c’era nessun esperimento e l’intento era chiaramente ironico e goliardico (data la marea di eventi, forse, che si presentano dicendo: “Dopo due anni di pandemia…”) ma capire l’ironia non è cosa facile se non ci aiutano il tono della voce o la mimica facciale. E’ così che l’Italia si è sollevata contro Bugliano, comune (immaginario) in provincia di Pisa, colpevole di aver ripreso, “dopo due anni di pandemia” la “competizione sportiva più amata dai buglianesi: il lancio del gatto. Fin dal 1543, ogni anno, i cittadini di Bugliano si ritrovano tutti insieme per affrontarsi in questo giuoco figlio delle più nobili tradizioni contadine”.

Non basta che le info le dà la “Frecaccia di Bugliano tramite fax” o che nella pagina c’è un video con Putin che attacca il fantomatico comune. Non serve digitare Bugliano su un qualsiasi motore di ricerca e persino su Fb per capire che è inventato. Perché al Comune sono arrivate “numerose proteste, anche con minacce di morte all’indirizzo del sindaco” (il gatto no, ma il sindaco si) che “spera che gli utenti che si sono indignati per il nostro tradizionale evento usino lo stesso tempo e la stessa rabbia per segnalare le vere fake news che circolano sui social”.

Molti di quelli che hanno condiviso il post, presto diventato virale tra gli amanti degli animali, hanno aggiunto “sperando che non sia vero”, gli altri si sono indignati e basta. Nessuno ha pensato di verificare. “Lo ha detto la tv”, si diceva una volta per sigillare una verità. Oggi, dopo i terrapiatisti, i no vax, i teorici delle scie chimiche e tutti gli altri che “i mezzi di informazione non lo dicono”, la verità vera è sulle bacheche del primo amico di un conoscente di mia cognata “che lui lo sa”. Finché non si fa la frittata.

Questa volta è andata bene, nessuno si è fatto male, il sindaco del comune di fantasia ha solo dovuto annullare l’evento immaginario. Ma l’invito è a riflettere, sempre. E a dubitare, di tutti. Poi, però, a fidarsi di qualcuno (non a caso o peggio di chi la pensa come me). Ma di chi, per esempio, la scienza, la medicina, l’informazione la fa per mestiere e non (solo) sulle pagine social. Perché non tutti possiamo sapere di tutto, ma un giornalista è formato per fare domande.

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