Violentata e maltrattata dal marito: scatta il divieto di avvicinamento e di comunicazione con la vittima

Il provvedimento preso anche per i genitori dell'uomo

Maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale: i carabinieri di Montale hanno eseguito la misura cautelare di divieto di avvicinamento e di comunicazione, emessa dal gip del tribunale di Pistoia, nei confronti di tre cittadini del Pakistan, tutti residenti ad Agliana.

Vittima una giovane connazionale giunta in Italia nel settembre del 2021, con la quale uno dei tre aveva contratto matrimonio.

L’attività investigativa, condotta dai militari dell’Arma e diretta dalla procura della Repubblica di Pistoia, è nata da una breve segnalazione pervenuta al 112 nel pomeriggio dello scorso 26 gennaio da una donna che si limitava a fornire all’operatore l’indirizzo della propria abitazione” in lingua inglese, interrompendo immediatamente la conversazione.

L’intervento della pattuglia dei Carabinieri di Montale che si è recata sul posto è risultato determinante.

I militari, infatti, dopo aver individuato l’abitazione dalla quale era giunta quella strana richiesta di soccorso, hanno fatto accesso all’interno dello stabile riscontrando la presenza una famiglia numerosa di origine pakistana, tra le quali vi era anche una giovane ragazza appena ventiquattrenne.

Gli operatori hanno sin da subito intuito che l’autrice di quella breve telefonata, poteva individuarsi proprio in quella gracile donna, spaesata e disorientata, rimasta in silenzio durante tutte le operazioni di controllo ed identificazione dei presenti.

Mostrando una particolare capacità nel gestire quel tipo di situazione, i militari hanno creato le condizioni per poter scambiare qualche parola in maniera riservata con la medesima, senza la costante presenza dei parenti.
In quel breve lasso di tempo, la giovane esprimendosi a fatica ed utilizzando un linguaggio sibillino, facendo ricorso anche all’uso di mimiche ed inequivocabili gesti con le mani, ha palesato una chiara richiesta di aiuto, verosimilmente dettata da una grave condizione di violenza domestica.

La giovane pakistana, pertanto, è stata prelevata dall’abitazione ed accompagnata in caserma, fingendo con i familiari che si trattava di un normale approfondimento sui documenti personali di riconoscimento in suo possesso.
In un ambiente finalmente più sereno la giovane straniera, alla presenza di personale sanitario immediatamente avvisato, ha confermato di vivere, sin dal suo arrivo in Italia, in una condizione di costante maltrattamento e violenza, anche di carattere sessuale ad opera del marito.

La vittima è stata quindi con urgenza avviata in un percorso di tutela in una struttura protetta.
Gli accertamenti eseguiti nei giorni seguenti, hanno consentito di acquisire ulteriori elementi a supporto delle dichiarazioni della vittima, con particolare riferimento a quelle che erano le dinamiche familiari che quotidianamente sfociavano in maltrattamenti fisici e psichici posti in essere dal marito che non si esimeva dall’abusare sessualmente della moglie, non intenzionata a concedersi fisicamente.
Questi atteggiamenti erano sostenuti, fattivamente dai familiari, ed in particolare dai genitori del marito, anch’essi destinatari del provvedimento restrittivo emesso dal tribunale.

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