Decessi in serie in terapia intesiva a Piombino, primo risarcimento alla famiglia di una delle vittime

Fra le motivazioni del giudice del tribunale di Livorno la sentenza di assoluzione in appello "per non aver commesso il fatto" dell'infermiera condannata in primo grado all'ergastolo

Decessi misteriosi all’ospedale di Piombino, al via i risarcimenti degli eredi delle vittime.

Proprio la formula assolutoria (per non aver commesso il fatto) usata nei mesi scorsi dai giudici della corte d’Appello di Firenze, nei confronti dell’infermiera Fausta Bonino che in primo grado era stata condannata all’ergastolo, ha paradossalmente dato il via libera ai risarcimenti in sede civile. I fatti sono stati commessi, non dall’infermiera ma sono stati commessi, e quindi ora bisogna pagare in sede civile i danni ai parenti dei pazienti morti.

La prima sentenza è arrivata proprio nei giorni scorsi dal tribunale di Livorno che ha condannato l’Asl Toscana nord ovest a pagare 400mila euro, più 10mila euro di spese legali, alla moglie e alle due figlie di una delle persone decedute a causa di una somministrazione di eparina, per circostanze dunque rimaste ancora da chiarire e per le quali non è stato individuato un responsabile.

Scrivono così chiaramente i giudici civili del tribunale di Livorno nelle motivazioni della sentenza risarcitoria: “Il decesso dell’uomo, nel 2015, è da ricondurre eziologicamente, in modo determinante, alla somministrazione di eparina al di fuori di qualsiasi prescrizione medica avvenuta durante il ricovero nel reparto di terapia intensiva”. Assodato ciò, continuano i giudici: “Dalla stessa perizia emerge che nell’ambito del medesimo, piccolo reparto di terapia intensiva (dieci posti letto) si verificarono numerosi decessi in un arco relativamente ristretto tutti riconducibili alla accertata somministrazione di eparina o, comunque, a eventi emorragici del tutto anomali. Tali elementi obbiettivi sono indicativi di una ripetuta condotta dolosa omicidiaria (la formula assolutoria adottata dalla Corte di Appello per tutte le 12 imputazioni di omicidio è stata per non aver commessa il fatto, sul presupposto, quindi, della sussistenza del reato ma dell’assenza di prova circa la commissione da parte dell’imputata assolta); di tale condotta la struttura sanitaria non può che essere tenuta a rispondere, posto che, ragionevolmente, le somministrazioni sono avvenute da parte di personale sanitario, unico che aveva libero accesso al piccolo reparto in orari anche diversi, nei quali non era consentito l’accesso dall’esterno (la somministrazione di eparina all’uomo, come indicato nella sentenza penale di primo grado prodotta, avvenne attorno alla 20.15, al rientro in reparto dopo l’intervento)”.

Ma c’è di più. I giudici civili citano in sentenza anche la relazione della commissione ministeriale: “Peraltro ulteriori elementi a fondamento della responsabilità della struttura sanitaria emergono da quanto diffusamente evidenziato nella relazione dell’agosto 2016 della Commissione nominata dal ministero della salute: i casi di anomali decessi per shock emorragico risalivano al gennaio 2014, con segnalazioni da parte del medico laborista che non portano tuttavia ad approfondimenti diagnostici, con “sottovalutazione” anche dei casi successivi”. Da queste risultanze la prima sentenza di condanna dell’Asl Toscana nord ovest dei pazienti deceduti misteriosamente a Piombino tra il 2014 e il 2016, alla quale potrebbero quindi verosimilmente seguirne altre.

Si vedrà. Un mistero comunque ancora da chiarire quello delle 12 morti sospette, a prescindere dai risarcimenti agli eredi.

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