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Padre e figlio danno la stessa versione: “Non volevamo sparare al vigile del fuoco”

Interrogati dal gip i due accusati di tentato omicidio dopo essersi asserragliati in casa

“Hanno risposto a tutte le domande, e le loro versioni collimano, tranne qualche punto”.

A riferirlo, dopo l’interrogatorio di convalida dinanzi al giudice Riccardo Nerucci,  è l’avvocato Gianluigi Coletta, difensore di fiducia di Gianluigi Ragoni e suo padre Adelmo, entrambi arrestati dai Nocs a Torre del Lago, con l’accusa di tentato omicidio in concorso e detenzione illegale di arma.

“Non posso entrare nei particolari – ha affermato il legale del Foro di Pisa -. Il giudice ha convalidato la misura cautalere n carcere per il figlio e ai domiciliari per il padre, che per due giorni alla settimana, essendo solo, potrà uscire a fare la spesa.

Un interrogatorio avvenuto in presenza al tribunale di Lucca per il padre, mentre il figlio, recluso nel carcere di Massa, è stato ascoltato in videoconferenza.

“Entrambi – ha aggiunto l’avvocato – hanno spiegato che il loro gesto non è stato volontario”. 

Gianluigi Ragoni, come confermato dal legale, e come riferito dallo stesso all’udienza di convalida, sono 17 anni che è seguito dai servizi psichiatrici, attualmente all’ospedale Versilia, e nella sua vita è stato sottoposto a ben 50 Tso, oltre a un ricovero in Rems. 

I due si erano barricati in casa, impedendo l’esecuzione di un Aso, accertamento sanitario obbligatorio, e due colpi di pistola, sparati attraverso la porta di ingresso del loro appartamento in via Boheme, avevano ferito al torace un vigile del fuoco, ferito, solo per un miracolo, lievemente. Solo dopo 8 ore di trattative con i negoziatori della polizia, con l’arrivo dei reparti speciali, i Nocs, che avevano fatto esplodere due bombe assordanti, avevano fatto irruzione nella casa, placcando Gianluigi Ragoni a terra e portandolo in commissariato, dove lo stesso, sentito dagli inquirenti, aveva accusato il padre Adelmo di essere stato lui a premere il grilletto.

Il padre, di supporto all’avvocato Coletta, ha nominato anche come suo difensore l’avvocatessa Maria Giovanna Brancati di Pisa.

 

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