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Camorra, condanne definitive per il maxi giro di usura in provincia di Lucca: sequestri per oltre 6 milioni

Sigilli a Lucca e in provincia dopo il pronunciamento della Cassazione: per i giudici al vertice c'era Vincenzo Saetta

Definitive le condanne per Vincenzo Saetta e altri 5 imputati (in origine erano sette ma uno nel frattempo è deceduto), che praticavano usura in Versilia, aggravata dal metodo mafioso. Confermati anche i sequestri dei beni effettuati dalle autorità giudiziarie all’epoca degli arresti.

Così ha stabilito la suprema corte di Cassazione nella sentenza pubblicata il 17 gennaio scorso. Quasi tutti gli imputati hanno anche chiesto e ottenuto il cosiddetto “continuato” con altre condanne ricevute in altri processi e sarà quindi ora compito del giudice dell’esecuzione stabilire il quantum definitivo che ciascun imputato dovrà scontare effettivamente. Secondo i giudici, Vincenzo Saetta sarebbe stato a capo di un sodalizio criminale che per cinque anni (dal 2003 all’inizio del 2008) avrebbe prestato a decine di persone oltre due milioni di euro complessivi, con tassi d’interesse usurari. Le vittime, tra cui medici, casalinghe ma soprattutto imprenditori rimasti invischiati in debiti di gioco, stando ai resoconti processuali, la presunta banda avrebbe gestito anche scommesse clandestine sulle partite di calcio e altre attività illegali.

Al principale imputato, Vincenzo Saetta, veniva contestata una attività illecita prolungata e continuativa in danno di diverse vittime; nella gestione dei rapporti usurai risultavano coinvolte anche persone che erano a loro volta taglieggiate. Gli ermellini hanno riconosciuto la validità dell’impianto accusatorio anche in relazione all’aggravante del metodo mafioso utilizzato dagli imputati. Inoltre sul tema del sequestro dei beni ai fini della confisca si legge in sentenza: “Vale la pena di rilevare che, con riguardo alla limitrofa materia della confisca di prevenzione, la Cassazione ha individuato casi residuali in cui è possibile riconoscere l’interesse del proposto alla contestazione dei vincoli disposti nei confronti degli intestatari fittizi ovvero (a) quando è contestato il requisito della sproporzione, che dipende dal complessivo compendio di beni riferibili al proposto ed incide, se riconosciuto, anche sui vincoli che interessano i beni ad esso intestati quando assuma che i beni sono di proprietà del proposto e non dei terzi, con correlata contestazione dell’interposizione fittizia”, nei casi in cui sia questo il requisito che legittima la confisca di prevenzione”.

Fra i beni confiscati ci sarebbero 10 immobili a Napoli, 11 immobili di pregio a Lucca e in Versilia, 4 attività commerciali, 20 auto e 17 conti correnti per un valore stimato intorno ai 6 milioni di euro. Gli ermellini hanno disposto il dissequestro solo di alcune autovetture e una quota di una delle società, inizialmente finite nel mirino. Tutti i ricorsi sono stati ritenuti inammissibili e gli imputati condannati anche a 3mila euro di sanzione ciascuno.

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