Rifiuti e legami con la ‘ndrangheta: sequestrati oltre 5 milioni a un imprenditore calabrese operante in Toscana

Blitz a Firenze

Nuovo sviluppo dell’inchiesta Keu.

Ammonta ad oltre 5 milioni di euro il sequestro eseguito nei confronti di un imprenditore calabrese operante in Toscana nel settore dei rifiuti.

La Dia di Firenze, i carabinieri del Noe  ed i Forestali del Nipaaf, nell’ambito di un’attività congiunta e coordinata dalla procura di Firenze, hanno sequestrato beni per oltre 5 milioni di euro nei confronti dell’uomo, già arrestato lo scorso aprile nell’operazione Keu, rifiuto derivante dall’attività concia delle pelli che nonostante presentasse particolari criticità ambientali era stato riutilizzato per sottofondi stradali, terreni agricoli e opere pubbliche.

Tale attività avrebbe consentito all’imprenditore di accumulare nel corso degli anni un ingente patrimonio di origine delittuosa. Per tale ragione, sono stati sequestrati i beni con il provvedimento notificato quest’oggi (18 gennaio) ed emesso dal tribunale di Firenze, sulla base di una proposta di misura di prevenzione patrimoniale avanzata dall’ufficio misure di prevenzione e contrasto ai patrimoni illeciti della procura della Repubblica di Firenze.

La complessa attività investigativa condotta congiuntamente dal Noe, Nipaaf e sezione di pg a di Firenze aveva altresì consentito di acquisire riscontri circa la vicinanza del proposto a famiglie ‘ndranghetiste crotonesi riconducibili alla cosca Grande Aracri di Cutro. Tale circostanza peraltro è emersa in ulteriori recenti indagini coordinate dalla Dda fiorentina e condotte dalla sezione anticrimine del Ros di Firenze.

Il provvedimento eseguito, dunque, va ad assicurare che il patrimonio che sarebbe stato illecitamente accumulato non venga disperso ed è frutto della strategia di contrasto dei reati improntato sull’approccio del follow the money, ovvero inseguire l’ingiusto profitto delle attività illecite, ed è finalizzato a garantire la sottrazione dei patrimoni provento di reato, oltre ad assicurare strumenti per rimediare in via equivalente ai danni causati all’ambiente e ai terzi.

La Dia, il Noe e il Nipaaf di Firenze, in particolare, hanno proceduto anche con accertamenti patrimoniali sul conto dell’imprenditore, scaturiti dal sospetto dei suoi legami con la ‘ndrangheta, mediante l’analisi dei beni personali, delle società e dei conti bancari a lui riconducibili.

II patrimonio sequestrato comprende numerosi terreni e abitazioni ubicati in Toscana, nelle province di Arezzo e Pisa, e in Calabria, nel crotonese, oltre a conti correnti, società e automezzi facenti capo all’indagato e al suo nucleo familiare.

Dopo il sequestro seguirà la fase del giudizio ed il tribunale dovrà decidere se disporre o meno la definitiva confisca dei beni sequestrati.“

Continuiamo ad essere antipatici e ad avere ragione in relazione alle infiltrazioni criminali spesso mafiose che riguardano lo smaltimento illegale di rifiuti in Toscana – il commento di Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto -. Fermo restando il fatto che ovviamente fino a sentenza definitiva non bisogna criminalizzare nessuno, il sequestro di oggi, ad opera della Dia, dei Forestali e del Noe, certifica l’interesse dei clan calabresi, in particolare del Grande Aracri, già dai noi segnalati,per il settore dei rifiuti. Questo sequestro è in continuità con l’inchiesta Keu e dimostra che nonostante sia piombato il silenzio sul caso, il lavoro di chi indaga continua. I rifiuti rimangono purtroppo un qualcosa che piace ai mafiosi e secondo le nostre analisi, in Italia e pure in Toscana ci sono il 95% di probabilità per gli imprenditori puliti di imbattersi in gruppi criminali. Siamo quindi in una situazione di Red Alert. Battiamo un colpo e non sottovalutiamo la situazione. La Fondazione Antonino Caponnetto c’è ed è disposta a dare una mano per contrastare il fenomeno coi propri esperti. Basta volerlo”.

 

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