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Muore durante un Ecg sotto sforzo, la figlia sarà risarcita con 350mila euro

L'uomo, di Lucca, è morto all'ospedale di Pisa per un aneurisma che non era stato diagnosticato al pronto soccorso che, anzi, aveva disposto l'esame risultato fatale

Muore durante un elettrocardiogramma sotto sforzo, la figlia sarà risarcita con 350mila euro, più interessi e rivalutazione, da parte dell’azienda ospedaliera universitaria pisana. Così ha stabilito il giudice Laura Pastacaldi del tribunale di Pisa con la sentenza depositata nei giorni scorsi.

L’uomo, originario di Lucca, era deceduto il 13 dicembre del 2010 a seguito di un aneurisma dissecante dell’aorta ascendente, secondo i giudici. Era stato dimesso con la prescrizione di effettuare un elettrocardiogramma da sforzo in elezione, il giorno prima. L’uomo soffriva di cuore ed era già stato sottoposto a controlli dalla struttura pisana, in particolare aveva da ultimo effettuato un ecocardiogramma color doppler in estate, dal quale era emerso che il diametro dell’aorta era dilatato, tanto che era previsto un secondo controllo il 21 dicembre sempre del 2010; ma in occasione del ricovero il personale sanitario, secondo le risultanze processuali, avrebbe omesso di espletare i doverosi accertamenti diagnostici (tac, risonanza magnetica), tenuto conto anche delle condizioni di salute del paziente e dell’esito degli esami recentemente effettuati.

La dissecazione dell’aorta ascendente, quindi, stando alla sentenza, non era stata diagnosticata, tanto che era stato invece indicato al paziente di sottoporsi a un esame per lui potenzialmente mortale, tenuto conto delle sue condizioni di salute. Si legge infatti in sentenza: “Dalle risultanze dell’istruttoria è provato il nesso causale che lega la condotta dei sanitari dell’Aoup all’evento morte del paziente. La consulenza tecnica, dopo un approfondito excursus sulla patologia cardiaca che affliggeva il padre dell’attrice, ha accertato che i sanitari hanno colpevolmente errato la diagnosi; infatti alla luce del quadro clinico del paziente, che già presentava una pregressa dilatazione aortica accertata proprio presso l’Aoup e della sintomatologia che questi accusava all’accesso al pronto soccorso, secondo il ctu il personale medico del nosocomio avrebbe dovuto effettuare ulteriori esami, dopo l’esito negativo dei primi accertamenti espletati, che avevano dato esito negativo per la sindrome coronarica acuta. In particolare avrebbe dovuto essere effettuata un’ecocardiografia transtoracica, ovvero una tac. Questi accertamenti, secondo l’ausiliario, erano necessari per procedere a una diagnosi differenziale e individuare la possibile causa del dolore toracico riferito dal paziente. L’omissione ha cagionato, secondo la relazione tecnica, un errore diagnostico e conseguentemente ha condizionato l’approccio terapeutico, che è stato causalmente determinante per l’exitus”.

L’azienda ospedaliera è stata condannata anche a circa 21mila euro di spese di lite, oltre al risarcimento alla figlia per la perdita del congiunto. Sono stati invece esclusi i risarcimenti per danno biologico e patrimoniale.

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