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Caso Pantaleoni, parla la donna ipovedente: “Non sono incapace di intendere e volere”

La testimone: "Sto pensando di rimettere la querela e di revocare la costituzione di parte civile"

“Non sono incapace di intendere e di volere”.

Lo dice apertamente, e lo ribadisce, la donna ipovedente, teste dell’accusa nel procedimento penale pendente al tribunale di Pistoia contro l’ispettore della Polstrada, Gianluca Pantaleoni, arrestato quasi 2 anni fa con acccuse che vanno dal peculato al riciclaggio, dalla truffa allo Stato alla circonvenzione di incapace. Reato, quest’ultimo, che il poliziotto, secondo l’accusa, avrebbe commessso ai danni della donna, promettendole amore e carpendone la fiducia tanto che la stessa gli ha  messo in mano bancomat, carte di credito e assegni. Circa 400mila euro i soldi che la donna ha dato al poliziotto, con la promessa, di lui, di restituirli.

“Ho 54 anni – spiega la donna, che lavora in banca a Pisa,  alla nostra redazione -, sono una signora ipovedente ma durante tutta la mia vita ho sempre cercato di far passare il concetto che siamo tutti diversamente abili. Il mio scopo primario è quello di raggiungere con strumenti diversi gli stessi obiettivi dei normodotati, la cosa che mi fa soffrire maggiormente è il fatto che le persone spesso mi fanno sentire differente in qualche modo perché, devo essere sincera, io non mi sento portatrice di handicap sono le persone che te lo fanno pesare”.

La testimone nel processo, sentita dal pm e controinterrogata dall’avvocato Giovanni Cantelli,  difensore di Pantaleoni, è laureata e scienze politiche con 108 su 110, ha studiato al Linguistico, conosce alla perfezione tre lingue straniere, ha passato più di 6 mesi in Spagna,  a Madrid,  avendo vinto una borsa di studio del progetto Erasmus e ha vinto un’altra borsa di studio negli Stati Uniti.

Dagli atti emerge che è stata la stessa a denunciare l’ispettore della Polstrada, ora libero dagli arresti domiciliari ma con obbligo di dimora e di firma quotidiana, con il divieto di uscire di casa dalle 21 alle 7 del mattina.

“Come già detto in aula, sto pensando di rimettere la querela – spiega la donna – e di uscire dal processo, revocando la costituzione di parte civile. Per me è importante che Gianluca non venga condannato per il reato di circonvenzione di incapace nei miei confronti non solo perché distrugge un lavoro che ho fatto da più di 40 anni su me stessa e sugli altri ma anche perchè potrebbe essere dannoso per quanto riguarda la mia attività lavorativa”.

“Inizialmente provavo su un sentimento diverso, mi interessava come uomo – precisa –  Poi quando ho capito che non ci poteva essere un rapporto tra uomo e donna mi sarei accontentata anche della sua amicizia quotidiana”

Il legale di Pantaleoni, l’avvocato Giuseppe Cantelli, in aula, a giugno, aveva posto molte domande alla presunta vittima della circonvenzione di incapace: “Ha avuto un attimo di esitazione quando le ho chiesto se era andata da sola o meno a sporgere querela contro il mio assistito – aveva spiegato l’avvocato  – poi ha risposto che è stata accompagnata in questura a Pistoia per farlo”.

“Era a conoscenza dei problemi economici di Pantaleoni – aveva precisato l’avvocato Cantelli –  anche se ha saputo soltanto dopo che erano causati dal gioco d’azzardo. Dei soldi dati al poliziotto, ha spiegato che lui glieli avrebbe resi appena ne era in grado”

“Nessun fidanzamento o promessa di matrimonio – aveva precisato il legale – la donna si è addirittura arrabbiata quando ha visto che il reato di cui sarebbe stata vittima era diventato circonvenzione di incapace. Lei era interessata a lui, non vi è dubbio, anche oltre l’amicizia, ma l’ispettore della Polstrada mio assistito è sempre stato chiaro: non ha mai voluto una storia d’amore con lei”.

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