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Rifiuti e topi, per l’Asl gravi carenze igienico sanitarie alla parrocchia di Vicofaro

La struttura guidata da don Massimo Biancalani ospita al momento circa 110 persone. Ordinanza del sindaco per la pulizia e la derattizzazione

L’ufficio ambiente del Comune di Pistoia ha dato seguito alle segnalazioni ricevute da alcuni residenti di Vicofaro “sulla situazione di estremo degrado e incuria nell’area di proprietà della locale parrocchia“, guidata da don Massimo Biancalani, attivando l’azienda Usl Toscana Centro – Igiene pubblica per i necessari controlli.

Dal sopralluogo del personale Asl “sono emerse gravi carenze igienico-sanitarie dovute ai rifiuti accumulati fuori dalla chiesa”. È stata inoltre rilevata la presenza di “una colonia di topi che crea problemi, sempre a livello igienico sanitario, alle persone presenti in parrocchia e al vicinato, e il mancato rispetto delle misure anti-Covid”.

L’Asl ha pertanto chiesto “un’immediata e urgente ordinanza per la rimozione dei rifiuti abbandonati, la derattizzazione dell’area e il rispetto della normativa anti-Covid all’interno della struttura, in cui attualmente risultano esserci 110 persone”.

Il sindaco di Pistoia, Alessandro Tomasi, letta la relazione dell’azienda sanitaria, ha firmato un’ordinanza contingibile e urgente ed ha scritto al prefetto di Pistoia e al presidente della Regione chiedendo loro di attivarsi per le proprie competenze “di fronte – scrive il sindaco – ad una situazione che ha assunto una gravità superiore a quella che, circa un anno fa, aveva visto l’intervento della Regione Toscana”.

Nel novembre scorso, al termine del periodo di isolamento prescritto dalla Asl dopo i casi di Covid registrati in parrocchia, nei vari tavoli con la prefettura, la Regione Toscana e la Asl, il sindaco aveva posto il problema del “rischio concreto che in quella struttura, tra pochi giorni – scriveva lo scorso anno – siano nuovamente accolte decine e decine di persone. Occorre accertare le responsabilità di questa situazione e intervenire per evitare che questa modalità di accoglienza diventi nuovamente un pericolo per chi è accolto e per i residenti della zona“.

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