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Cordoglio per la scomparsa della storica dell’arte Luisa Vertova

Il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt: "Ci lascia una grandissima studiosa"

“Ci ha lasciato una grandissima storica d’arte che con i suoi studi sulla pittura fiorentina, veneta e lombarda, rinascimentale e barocca, ha segnato il Novecento. Dal tempo delle ricerche per la sua monografia su Sandro Botticelli del 1952, alle ultime pubblicazioni su Bernardo e Giulio Licinio, Luisa Vertova ha frequentato gli Uffizi assiduamente per quasi un secolo, contribuendo in maniera decisiva alla conoscenza delle nostre collezioni”. Così il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, esprime il cordoglio, personale e del museo fiorentino, per la scomparsa della storica dell’arte Luisa Vertova, avvenuta ieri sera (28 giugno). Proprio sei mesi fa la studiosa aveva compiuto 100 anni.

Figlia del filosofo Giacomo Vertova e discendente di una nobile famiglia bergamasca, nel capoluogo toscano aveva trascorso l’infanzia e la prima giovinezza, studiando storia dell’arte e archeologia all’Università. Nel 1943 divenne assistente dello storico dell’arte statunitense Bernard Berenson, del quale ha curato le pubblicazioni fino agli Elenchi della pittura veneta (1957). Alla fine del 1959 si trasferì in Inghilterra come moglie di Ben Nicolson – figlio di Vita Sackville-West – studioso dei caravaggeschi europei e per molti anni direttore del Burlington Magazine, la più importante rivista inglese di storia dell’arte. Tornata in Italia, è stata per anni consulente di una importante casa d’aste internazionale, curandone i cataloghi. Nel 1985 venne chiamata dall’istituto tedesco di storia dell’arte di Firenze per catalogare le migliaia di fotografie di pittura veneta lasciate da Fritz Heinemann. Tra le pubblicazioni di Luisa Vertova si segnalano, in particolare, le monografie su Sandro Botticelli (1952) – artista al quale ha dedicato in seguito altri studi – Vittore Carpaccio (1952), Lorenzo Lotto (1955), Paolo Veronese (1959), I cenacoli fiorentini (1965), Carlo Ceresa (1984), e decine di saggi pubblicati sulle riviste Antichità viva, Apollo, The Burlington Magazine e Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz.

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